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questa è "Minuti di Politica", la newsletter che ogni settimana prova a spiegare un concetto politico e a mostrarne le conseguenze nella realtà di oggi — con un linguaggio semplice, ma senza rinunciare alla profondità.
“Minuti di Politica” segue sempre la stessa struttura: una citazione per introdurre l'argomento, la parola - un concetto per cominciare, poi l’Italia e infine il mondo.
In questo numero parleremo di tradizione: partiremo dall’antichità, quando un gruppo di congiurati tentò di sovvertire la tradizione con un colpo di Stato; un italiano nato in un territorio amministrato storicamente dal vaticano è riuscito a conciliare la tradizione cattolica e arte di governo; infine, vedremo come la tradizione ha influenzato, e influenza tutt'ora, il pensiero di giuristi e politici della Gran Bretagna.
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(come sempre, pochi minuti ben spesi in politica.)
La citazione
Che farei se potessi compiere un gesto di assoluta potenza?
Sicuramente qualche sciocchezza.
La parola
Tradizione
Lucio veniva da una famiglia nobile, una di quelle che c'erano da sempre, di quelle che non si vedono, che non danno nell'occhio, anche se si sa che esistono e perseguono i propri interessi.
Aveva un animo turbolento: gli piaceva il conflitto, alcuni dicono le stragi, le rapine e i tumulti. Grazie a un fisico forte, resistente alla fame e al freddo, riuscì a dedicare l'intera giovinezza a queste attività. Si fece le ossa nelle varie lotte che attraversavano la Repubblica: alcuni raccontano addirittura che fu lui a decapitare suo cognato, dopo averlo torturato.
Utilizzava tutti i mezzi a disposizione per soddisfare i suoi appetiti: accumulare ricchezze, giocare d'azzardo e sedurre donne e giovani uomini. Almeno così hanno scritto di lui. Dopo una giovinezza trascorsa in questo modo, Lucio aveva dissipato tutte le risorse accumulate e, da adulto, si trovava braccato dalla miseria, che stava per trasformarsi in disonore.
Lucio Sergio Catilina1 però aveva un piano: partecipare alle elezioni e assumere i pieni poteri. Purtroppo il piano fallì e decise di tentare un colpo di Stato con il supporto di tutti i suoi sostenitori.
Gli uomini e le donne di cui si era circondato trovavano inaccettabile la loro condizione. Non sopportavano la disuguaglianza tra i ricchi, gli altri, e i poveri, loro stessi. Tra quelli che acquistavano quadri, statue, vasi cesellati, demolivano e ricostruivano case senza intaccare le loro ricchezze. E loro, che in casa avevano la miseria, e fuori i debiti, vivevano un presente miserabile e presagivano un futuro cupo.
Dopo il fallimento elettorale, Catilina e i congiurati decisero di passare alle armi e attentare alla vita dell'arcinemico Cicerone, console, per sovvertire l'ordine della Repubblica romana del 63 a.C.
Anche la congiura fallì e una delle cause fu la sconfitta culturale e politica "per i cuori e le menti" dei romani, che erano saldamente ancorati alla tradizione, ostili al cambiamento, all'innovazione e alle cose nuove (loro avrebbero detto rerum novarum2).
Una definizione di tradizione
tra|di|zió|ne 3- s.f. - av. 1565; dal lat. traditiōne(m), der. di tradĕre “consegnare, tramandare”, cfr. fr. tradition.
1. trasmissione del patrimonio culturale delle generazioni passate, costituito spec. da consuetudini, memorie, notizie, ecc., attraverso la documentazione scritta, la comunicazione orale, l’esempio: tradizione orale, scritta
2. qualsiasi contenuto culturale trasmesso dalle generazioni passate: tradizione religiosa, letteraria, le tradizioni popolari | complesso delle consuetudini, degli usi e dei costumi trasmessi nel tempo: rispettare la tradizione, essere attaccato alle tradizioni
3. fam., consuetudine, abitudine: nella nostra famiglia c’è la tradizione di trascorrere il Natale tutti insieme
Tradizione, dunque, significa trasmissione. Qualcosa che arriva a noi da altri, che ci precedono e che in qualche modo ci vincola.
La morale romana era ancorata nella tradizione, in quello che chiamavano mos maiorum, cioè i costumi, gli usi degli antenati che racchiudevano sia il sistema di valori del singolo, che quelli dell'intera società. Il mos aveva sia un valore ideale che uno pragmatico: definiva un codice di comportamento basato sui valori e indicava come comportarsi per rispettare le tradizioni universalmente riconosciute e condivise4.
Prima della corruzione della tradizione, grazie al mos maiorum a Roma regnava la concordia, almeno così sosteneva Sallustio, uno dei narratori più celebri della Congiura di Catilina. Non c'era avarizia, vigevano giustizia e onestà, i romani gareggiavano in virtù. Celebravano in maniera festosa gli dei, erano parsimoniosi in casa, fedeli verso gli amici. I buoni costumi, boni mores, ispiravano audacia in guerra e giustizia in tempo di pace5.
Quando Cicerone smaschera in Senato l'attentato di Catilina, richiama più volte i tempi e le tradizioni ormai decadute: "O tempora, o mores". Oggi utilizziamo la stessa espressione in italiano per criticare usi e costumi del presente e ricordare un passato in cui tutto era diverso, migliore.
La Roma repubblicana fu un laboratorio politico in cui la tradizione venne usata come barriera al disordine e al caos. Dal mos maiorum nasce una linea di pensiero che attraversa i secoli, assume il nome di tradizione nel conservatorismo europeo del settecento e arriva ai giorni nostri.
La tradizione diventa la difesa contro il cambiamento, contro la politica radicale e rivoluzionaria innescata dalla Rivoluzione francese. Diventa la base del conservatorismo: l'ideologia che scardina l'ottimismo dei rivoluzionari e la loro ambizione di trasformare la società, di ordinarla in maniera razionale e di usare il potere solo per fini desiderabili6.
Italia
Il nipote di un cappellaio
La tradizione ha assunto varie forme e dimensioni nel corso della storia: per i romani erano gli usi degli antenati che avevano fatto grande Roma; per alcuni pensatori europei, la tradizione7 coincideva con la dimensione religiosa. Un cittadino italiano, nipote di un cappellaio di Segni, in provincia di Roma, combinò questo tipo di tradizione con la pratica politica.
Agli inizi del Novecento, a Roma, nacque un ragazzino precoce, con le spalle incurvate, le orecchie a sventola, un carattere gelido e una saggezza "da vecchio".8 Così lo descriveva uno dei suoi biografi, un sacerdote.
Giulio Andreotti nacque praticamente orfano, suo padre morì quando aveva tre anni. L'infanzia la passò tra le ristrettezze e gli insegnamenti di sua madre Rosa, che gli tramandò una serie di credenze proprie della tradizione cattolica: il venerdì si mangia poco, la Chiesa e i preti sono punti di riferimento, il papa è una specie di secondo padre mentre dello Stato, quello italiano, non c'era molto da fidarsi.
Mamma Rosa non sapeva che suo figlio sarebbe diventato sette volte presidente del Consiglio e per trentaquattro volte avrebbe ricoperto la carica di Ministro della Repubblica (considerando anche gli incarichi ad interim)9.
Per Andreotti, la tradizione si incarnava nella dedizione alla Chiesa, alle sue istituzioni e forse anche al complesso delle verità rivelate, appartenenti alla fede e alla morale10. Facevano parte della tradizione anche gli insegnamenti di mamma Rosa, ovviamente: parlare poco, ascoltare molto, controllare le manifestazioni di affetto, diffidare di chi parlava difficile ed essere concreto11.
Proprio ispirato da quest'ultimo insegnamento, il primo gennaio del 1955 uscì il primo numero di "Concretezza", una rivista quindicinale che incarnava il pragmatismo andreottiano: uno strumento acuto, aggiornato e preciso per quella parte del Paese che non amava gli azzardi e le scommesse. Una rivista ancorata al presente, con uno sguardo verso il passato, la tradizione e la Chiesa; "Concretezza" pungolava anche gli anticomunisti che lavoravano "con metodi e finalità non utili né producenti". La rivista cessò le proprie pubblicazioni nel 1976, quando Andreotti diventò primo ministro con l'appoggio del Partito Comunista.
Andreotti applicava il suo tradizionalismo per restaurare usi e costumi tipici della romanità. Da Ministro della Difesa nel 1959, ripristinò il colpo di cannone che veniva sparato dal Gianicolo a mezzogiorno, usanza che scomparve solo dopo la Seconda guerra mondiale. «Le massaie» diceva «sapevano che era il momento di “buttar giù la pasta”, ma oggi la città si è ingrandita e gli orari sono molteplici e non c’è più uniformità di vita. Lo sparo ha quindi un valore simbolico. Non per questo, tuttavia, sarà meno gradito».
Cinquant'anni dopo, nel 2007, a ottantotto anni, il tradizionalismo di Andreotti si mise in moto per difendere i dettami e la morale cattolica. In quel momento, il Parlamento i stava discutendo delle unioni civili e il "divo" Giulio dichiarò al Messaggero: "Il fatto è che io sono all’antica. Le unioni le vedo solo tra un uomo e una donna. Invece, qui vanno di moda altre cose. E dire che noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e per dare la terra ai contadini. Invece, oggi vogliono dare il contadino al contadino"12. Ovviamente la dichiarazione fece infuriare le associazioni LGBTQ (Lesbo-Gay-Bise-Trans - Queer).
L'atteggiamento di Andreotti con il suo strenuo immobilismo, era una strategia per contrastare in mondo che correva veloce. La sua corporatura esile nascondeva un'insensibilità a qualsiasi cosa che richiamasse un movimento, un cambiamento non necessario. Il garbo, la misura e il contegno che aveva imparato da sua madre e dalle istituzioni vaticane lo plasmarono come un uomo nato vecchio, condannato dalla storia ad esercitare il potere con distacco, impassibilità e autocontrollo. L'apparente immobilismo, la devozione alla tradizione e ai dettami vaticani si accompagnavano a una vigilanza instancabile per tutto quello che succedeva.
Mondo
La corona britanninca
La tradizione ha ispirato comportamenti privati e pubblici ma anche la struttura stessa delle società e delle istituzioni. Se per gli antichi romani era virtuoso ispirarsi alle tradizioni degli antenati e per Andreotti la tradizione cattolica illuminava il comportamento degli uomini e delle donne, per Edmund Burke questa coincideva con il principio che plasmava le istituzioni del Paese.
Burke nacque a Dublino nel 1729 e, tra le altre cose, ricoprì l'incarico di Membro del Parlamento britannico. La sua visione del mondo e della politica ha influenzato tutte le generazioni successive di conservatori: nel Regno Unito, in Europa e nel resto del mondo. Per Burke la società è un contratto tra i morti, i vivi e i non nati; era molto scettico sulle posizioni degli illuministi, sul razionalismo, sui cambiamenti e sulla mentalità sperimentale che animava il vecchio continente nel 1700.
Uno scetticismo manifestato pubblicamente: non era saggio modificare la forma parlamentare e i principi fondamentali di una costituzione già collaudata13. Questa aveva il giusto grado di imperfezione, quello proprio delle cose umane. Le teorie sui governi, elaborate da uomini "eruditi e speculativi", potevano essere dannose per la costituzione britannica che, invece, era frutto della sperimentazione e della tradizione. Non era stata schematizzata e pianificata a tavolino da ingegneri e architetti di governo.
La costituzione inglese aveva il fine di preservare le antiche leggi e le libertà indiscutibili; per conoscerla era sufficiente studiare le storie della Gran Bretagna, gli archivi, gli atti parlamentari e i giornali. Non c'erano testi, non c'erano teorie o sermoni che articolavano le forme di governo, attribuivano diritti e proprietà. La rivoluzione inglese, a differenza di quella francese, non aveva l'ambizione di formare un nuovo governo, ma di sancire l'importanza della tradizione, del passaggio di beni, diritti e libertà dalle generazioni passate a quelle successive.
Per Burke anche le riforme future dovevano essere ispirate alla tradizione, basate sulla consuetudine e sui precedenti. Infatti, tutti i giuristi britannici si sforzavano di riconoscere o riaffermare diritti sulla base di atti giuridici precedenti. Le leggi e le libertà riconosciute in Inghilterra affondano le loro radici nella Magna Carta e questa in un corpo di leggi ancora più antico e così via, sempre procedendo a ritroso nel tempo.
L'aspetto più importante per Burke non è l'accuratezza, nè la convinzione che questo approccio al diritto e alla politica fosse il migliore in assoluto, ma è il fatto che facesse parte del modo di procedere dei giuristi e dei politici inglesi. La tradizione sta nel modo di procedere stesso, nel trasmettere atti, comportamenti, modi di pensare, diritti e libertà. Questi ultimi non discendevano da principi o da ragionamenti astrattamente razionali, ma dal passato di uomini e donne vissuti prima di noi.
Chi sono
Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.
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Note
1 Sallustio. La congiura di Catilina. Newton Compton Editori. Roma.
2 Degiovanni, Lucia. Mos Maiorum: la cultura romana fra tradizione e innovazione. 18.05.2023. Indirizzo: https://dipartimenti.unicatt.it/scienze-storiche-filologiche-sociali-Degiovanni_Mos.pdf. Consultato 16.11.2025
3 Dizionario De Mauro. Voce: libertà: https://dizionario.internazionale.it/parola/liberta. Consultato 08/11/2025.
4 Degiovanni ibidem
5 Ibidem
6 O'Sullivan, Noel. Conservatism. In Oxford Handbook of Political Ideologies. Freede, Michael, Sargent, Lyman Tower e Stears, Marc. 2013. Oxford University Press, Oxford.
7 O'Sullivan, Noel ibidem cita Donoso e de Maistre.
8 Franco, Massimo. C'era una volta Andreotti. Solferino. 2019. RCS MediaGroup S.p.A. Milano. Da questo libro è presa anche la citazione in apertura.
9 Wikipedia. Voce Giulio Andreotti. Indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti. Consultato 16.11.2025
10 Enciclopedia Treccani. Voce Tradizione. Indirizzo: https://www.treccani.it/enciclopedia/tradizione/?search=tradizione%2F. Consultato 16.11.2025
11 Franco ibidem, Mamma Rosa, zia Mariannina e la fuga da casa.
12 Fre. G. Coppie gay, è bufera contro Andreotti. Indirizzo: https://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/03_Marzo/02/andreotti.html. Consultato 16.11.2025
13 Burke, Edmund. Speech on the Reform of the Representation of the Commons in Parliament. 7 maggio 1782. Indirizzo: https://www.econlib.org/book-chapters/chapter-vol-4-miscellaneous-writings-speech-on-the-reform-of-the-representation-of-the-commons-in-parliament/. Consultato 16.11.2025

