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Bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due applicazioni pratiche: una che riguarda l’Italia e l'altra che guarda al mondo.

In questo numero parleremo di ecologia. Partiamo dalla storia di Alexander von Humboldt e della sua scalata del vulcano Chimborazo in Ecuador. Proseguiamo con un disastro tristemente famoso che ha colpito il comune di Seveso, in Lombardia, negli anni '70. Concludiamo con la divinità andina Pachamama, tutelata dalla Costituzione dell'Ecuador.

Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, per la politica!

La citazione

Non ho mai attribuito alla Natura uno scopo o un obiettivo, né alcunché che potesse essere interpretato come antropomorfo.

Ciò che vedo nella Natura è una struttura magnifica che possiamo comprendere solo in modo molto imperfetto e che deve riempire una persona pensante di un sentimento di “umiltà”.

Si tratta di un sentimento genuinamente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo.

Albert Einstein - The Human Side: Glimpses from His Archives

La parola

Ecologia

Alexander e Wilhelm von Humboldt provenivano da una famiglia ben introdotta nell'aristocrazia prussiana dell'epoca. Ciononostante, i due fratelli non ebbero un'infanzia felice1: il padre morì quando Alexander aveva nove anni.

Marie Elisabeth fu una madre distante ma garantì ai suoi figli un'ottima istruzione. I due ragazzi cercavano una figura paterna nei diversi maestri privati che si avvicendavano. Alexander seguiva lo stesso programma educativo di suo fratello che era più grande di due anni e anche molto precoce. Per questo, Alexander si convinse di non avere talento, di essere incapace e lento.

Era irrequieto e, non appena possibile, scappava dai libri per andare in campagna dove osservava, scrutava con attenzione tutto l'ambiente e prendeva a disegnare piante, animali e rocce. A volte tornava a casa con le tasche piene di insetti e foglie e, nonostante in famiglia lo chiamassero "il piccolo farmacista", non si curarono di alimentare quella sua passione.

Inoltre, Alexander soffriva di Fernweh, in tedesco il “desiderio ardente di luoghi lontani”. Ma era troppo diligente come figlio per deviare dal cammino che sua madre aveva stabilito per lui. Non le avrebbe mai disobbedito.

Studiò economia e finanza e poi si iscrisse all'accademia mineraria. Qui riuscì a combinare i desideri di sua madre, che sognava un figlio nel ministero prussiano delle miniere, e la sua passione per la scienza e la geologia.

Dopo circa dieci anni, Alexander von Humboldt poté soddisfare la sua Fernweh e visitare anche l'America latina. Aveva pianificato di scalare il Chimborazo, un vulcano in Ecuador, un "colosso mostruoso", come lo definiva. Il vulcano è, in un certo senso, la montagna più alta del mondo, perché si trova alla massima distanza dall'equatore2.

La scalata fu difficile: cominciarono con un gruppo di guide locali a dorso di mulo; quando il terreno divenne impervio, lasciarono gli animali e proseguirono a piedi. Arrivati a circa 4.750 metri di altezza le guide si rifiutarono di proseguire: Alexander e i suoi compagni si trovarono a dover strisciare lungo la cuchilla (lama), una cresta del vulcano, larga circa 5 cm.

Il vento era freddo, le mani gelavano, ogni passo era pesante come piombo e, ciononostante, von Humboldt ficcava il termometro nel terreno per misurare la temperatura, leggeva il barometro e raccoglieva campioni di aria per l'analisi di componenti chimici.

All'improvviso, la nebbia svanì rivelando la vetta imbiancata del Chimborazo che luccicava al sole. Alexander si rese conto che la scalata non poteva più proseguire, la cresta era finita e non si poteva andare avanti; approfittò per misurare l'altezza alla quale si trovavano: 5917 metri.

Sulla vetta del mondo, guardando le Ande che si stagliavano sotto il suo sguardo , tutti gli studi, tutti gli esperimenti e le conoscenze che avevano affollato la sua mente si collegarono tra loro. Gli insetti e le foglie che aveva collezionato, le nozioni apprese e le misurazioni effettuate assunsero significato.

Alexander von Humboldt avrebbe detto a un collega che in quel momento realizzò che tutto è intrecciato, che esiste un unico tessuto fatto "di migliaia di fili". Sulla vetta del Chimborazo capì che gli elementi osservati e studiati nella sua vita nel tempo avevano una collocazione precisa, che tutto è legato, che la natura è una trama vitale e una forza globale.

Una definizione di Ecologia

e|co|lo|gì|a - s.f. - 1911; dal ted. Oekologie, comp. di oeko- “eco-” e -logie “-logia”. CO - branca della biologia che studia le relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente: ecologia umana, marina, vegetale3.

Sulla cima del Chimborazo, Alexander von Humboldt ebbe una visione che avrebbe ispirato la nascita dell'ecologia, cioè lo studio scientifico e interdisciplinare delle condizioni di vita degli organismi, delle interazioni tra loro e con l'ambiente4.

Lo studio dell'ecologia indica un approccio, una metodologia che può essere suggerita dalla massima: "Tutte le cose sono interconnesse". L'ecologia ha cominciato a ispirare le sensibilità politiche moderne negli anni '60 del Novecento con particolare successo in Germania.

Esistono due approcci principali all'ecologia: quello superficiale e quello profondo. Mentre il primo si occupa di lottare contro l'inquinamento e il consumo di risorse, con l'obiettivo di mantenere in salute e ricchezza la popolazione del "mondo sviluppato", il secondo è più articolato5.

L'approccio profondo all'ecologia ha sette pilastri:

  1. Centralità delle relazioni e della totalità: come gli altri organismi, l'uomo non è al centro della biosfera, cioè della sfera della vita, ma è una sua parte;

  2. Egualitarismo delle forme di vita: l'ecologia coltiva un profondo rispetto per tutti i modi e le forme di vita, non solo per quelli che riguardano gli esseri umani. Tutti gli organismi hanno valore e devono poter fiorire; limitare questo valore ai soli esseri umani significa danneggiarli, perché questi traggono grande soddisfazione dalla collaborazione con altre forme di vita.

  3. Diversità e simbiosi: la diversità alimenta le potenzialità di sopravvivenza e le possibilità di nuovi modi di vita. La sopravvivenza del più adatto e la lotta per la vita sono intese come abilità di coesistere e cooperare in relazioni complesse. Simbiosi e diversità sono opposte all'invasione e al dominio economico, culturale e militare e all'annichilimento delle altre specie non umane così come a quello di tribù e culture diverse.

  4. Atteggiamento anti-classista: gli umani hanno modi di vita diversi. Una visione ecologica non giustifica le relazioni di dominio, predilige l'egualitarismo ecologico, la simbiosi e la convergenza verso l'assenza di classi.

  5. Lotta all'inquinamento e al consumo di risorse: in alcuni casi gli ecologisti hanno trovato grandi sostenitori in queste battaglie, a volte sacrificando altri pilastri dell'ecologia profonda: ad esempio facendo aumentare le differenze sociali. Un'azione di ecologia profonda deve soddisfare tutti i pilastri, altrimenti scade nell'ecologia superficiale.

  6. Complessità: la teoria degli ecosistemi contiene una distinzione importante tra ciò che è complicato e ciò che è complesso. C’è complessità quando, in virtù di un principio unificante, molti fattori interagiscono per formare un'unità, un sistema complesso. Se non esiste un principio unificante, invece, si ha solo complicazione. Applicata agli esseri umani, la complessità favorisce la divisione del lavoro, non la frammentazione.

  7. Autonomia locale e decentramento: una forma di vita è tanto più vulnerabile quanto più subisce il peso di influenze esterne. Per questo l'ecologia auspica l'autogoverno e l'autosufficienza materiale e mentale. Infatti, una località autosufficiente utilizzerà meno energia e meno sforzi rispetto a una località che ha bisogno di importare cibo, materiale per le costruzioni di edifici, combustibili e forza lavoro da altri continenti. Per rafforzare l'autonomia locale è necessario ridurre il numero di collegamenti nella catena di comando gerarchica.

Italia

Il disastro di Seveso

Non sempre ricordiamo di essere parte della Natura, rispettandone l’unità. Spesso prediligiamo la logica del profitto e della produzione, invece di proteggere l'ambiente e la nostra stessa salute.

Un esempio di questo comportamento è ciò che è avvenuto circa cinquant'anni fa a Seveso, in quella che all'epoca era la Provincia di Milano, negli stabilimenti dell'ICMESA (Industrie Chimiche Meda Società Azionaria)6 7.

L'ICMESA, all'epoca di proprietà della Givaudan e della Hoffman-La Roche, produceva sostanze necessarie alla produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi. La domanda di queste sostanze era molto elevata e, per non perdere opportunità di profitto, l'azienda decise di aumentare la produzione.

All'inizio, i cicli produttivi erano quattro e andavano dal lunedì al venerdì. Per far fronte alle richieste, si aggiunse un ciclo parziale che partiva il venerdì e si estendeva durante il fine-settimana.

Il 10 luglio del 1976 qualcosa non andò per il verso giusto. Il sabato mattina nel reparto dove avveniva la produzione di triclorofenolo, una sostanza tossica necessaria alla produzione, s'innescò una reazione chimica a causa di un progressivo aumento della temperatura. Il contenuto del reattore dove avveniva la reazione non esplose, ma uscì dallo sfiato di emergenza disperdendosi nell'aria.

A mezzogiorno di quel dieci luglio, un operaio di un reparto vicino si accorse dei gas rossastri che uscivano dal reattore e, dopo aver sentito il capo produzione, attivò il sistema manuale di raffreddamento per evitare ulteriori rilasci.

Nonostante l'intervento tempestivo, in venti minuti una nube coprì un'area a sud-est dello stabilimento di circa 3km, concentrandosi sul comune di Seveso. Anche i territori di Meda, Desio, Cesano Maderno, Barlassina e Bovisio Masciago furono interessati dal disastro.

Il percorso della nube non fu difficile da individuare a causa dei danni chimici provocati sulla vegetazione e sulle colture; sui piccoli animali da giardino, gli uccelli e la selvaggina, che caddero come birilli intossicati dai gas; sui bambini che quel sabato mattina giocavano fuori di casa e che rientrarono a casa ustionati.

La tragedia fu resa pubblica solo dopo dieci giorni e furono prese misure drastiche. La zona della contaminazione fu tripartita in zona A, B ed R. Gli abitanti della zona A, che ricomprendeva Seveso e Meda, furono evacuati. La maggior parte di loro sarebbero tornati nelle loro abitazioni; altri, invece, non poterono farlo perché le loro case vennero distrutte. Circa 240 persone soffrirono di cloracne, una patologia che può deturpare in modo permanente la pelle; la maggior parte erano bambini.

Dopo quattro anni, la Regione Lombardia e il governo italiano raggiunsero un accordo con la Givaudan per la cifra di 103 miliardi e 634 milioni di lire. La società, inoltre, risarcì i danni ai singoli privati.

Gli edifici della zona A vennero abbattuti e le forze dell'ordine la presidiarono per evitare intrusioni. La zona B e la zona R vennero monitorate e le autorità imposero il divieto di coltivazione e di allevamento.

Mondo

Pachamama

Nella mitologia e nella religione degli inca, Pachamama è una divinità associata alla fertilità, alla semina e al raccolto. È considerata una dea creatrice onnipresente8.

Pachamama rappresenta la terra e la natura: è una dea sempre presente con cui i popoli andini dialogano quotidianamente, alla quale chiedono sostentamento, scusandosi anche per le loro mancanze.

È una dea amorevole e generosa, ma può anche essere terribile, crudele e distruttrice quando si sente ferita o irritata ed è capace di distruggere gli uomini e tutto ciò che si trova su di lei o dentro di lei. Pachamama è una dea primordiale e antica che non ha bisogno né di templi né di luoghi specifici di adorazione, perché si trova in tutte le cose.

Malgrado i missionari cristiani avessero provato più e più volte a estirpare il culto e la venerazione per Pachamama, dopo il Concilio Vaticano II tentarono di chiarire il suo ruolo nella Cristianità.

L'intenzione iniziale era quella di addomesticare "la persistenza tenace del culto della terra, dopo che non era andato via dopo 500 anni di cristianizzazione9". Questo tentativo di domesticazione nasce dalla contrapposizione tra "civilizzato" e "selvaggio": il primo predilige l'accumulo materiale, il secondo, invece, si affida alla Natura. Nel 2008, l'Ecuador ha provato a combinare queste due visioni.

Dopo quasi duecento anni dalla scalata di Alexander von Humboldt sul Chimborazo, l'Ecuador ha deciso di riconoscere la Natura come soggetto di diritto all'interno della sua Costituzione. Questa subordina gli obiettivi economici alle leggi di funzionamento della Natura, o della Pachamama, infatti, all'articolo 71 10recita:

La natura o Pachamama, in cui si riproduce e realizza la vita ha diritto a che si rispetti integralmente la sua esistenza, mantenimento e rigenerazione dei suoi cicli vitali, la struttura, le funzioni e i processi evolutivi.

Ogni persona, comunità, popolo o nazionalità potrà esigere dall'autorità pubblica il rispetto dei diritti della natura. Per applicare e interpretare tali diritti si osserveranno i principi stabiliti nella Costituzione, ove applicabili.

Lo Stato incentiverà le persone fisiche e giuridiche e i collettivi a proteggere la
natura e promuoverà il rispetto di tutti gli elementi che compongono un ecosistema.

Questo articolo e i seguenti sono estremamente importanti perché riconoscere la natura come soggetto giuridico significa anche poterle attribuire dei diritti, che possono essere difesi da tutti i cittadini che, secondo la Costituzione, possono esigere dall'autorità pubblica il rispetto dei diritti della natura...cioè possono agire nei confronti dello Stato chiedendo il rispetto di tali diritti.

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1 Wulf, A. (2017). L’invenzione della natura. LUISS University Press.

2 Wulf, A. Ibidem

3 Dizionario De Mauro. Voce: Ecologia.
https://dizionario.internazionale.it/parola/ecologia. Consultato 08.02.2026

4 Naess, A. Ecology, community and lifestyle: Outline of an ecosophy.

5 Naess, A. (1973). The shallow and the deep, long‐range ecology movement. A summary. Inquiry, 16(1–4), 95–100.

6 Per raccontare questo episodio mi sono rifatto alle seguenti fonti disponibili online: Bertazzi, Pier Alberto. L’eredità di Seveso dopo quarant’anni: un ammonimento e una lezione https://www.scienzainrete.it/articolo/l%E2%80%99eredit%C3%A0-di-seveso-dopo-quarant%E2%80%99anni-ammonimento-e-lezione/pier-alberto-bertazzi/2016-07. Consultato 08.02.2026.

7 Il disastro di Seveso: 10 luglio 1976. https://www.certifico.com/news/news-generali/il-disastro-di-seveso-10-luglio-1976. Consultato 08.02.2026

8 Cecilia Titizano. (2017). Mama Pacha: Creator and Sustainer Spirit of God. Horizontes Decoloniales / Decolonial Horizons, 3, 127.

9 Cecilia Titizano, ibidem.

10 La costituzione dell’Ecuador del 2008 è disponibile sul sito: https://www.defensa.gob.ec/wp-content/uploads/downloads/2021/02/Constitucion-de-la-Republica-del-Ecuador_act_ene-2021.pdf

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