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Bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.
“Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due esempi: uno che riguarda l’Italia e l'altro che guarda al mondo.
In questo numero parleremo di lotta per la sopravvivenza. Cominciamo parlando della proclamazione delle leggi di Licurgo sull'educazione spartana. Proseguiamo con l’assalto fascista alla casa del popolo di Trieste, il Narodni dom. Chiudiamo con l’ipotesi camitica, una rivisitazione occidentale di un mito biblico che fu alla base del genocidio in Ruanda.
Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, alla politica!
La citazione
È facile comprendere come le forme di vita dominanti, che sono ampiamente diffuse e quelle che variano più di sovente, a lungo andare tenderanno a popolare il mondo coi discendenti affini ma modificati; e questi generalmente riusciranno a surrogare quei gruppi di specie che sono ad essi inferiori nella lotta per la sopravvivenza.
La parola
Lotta per la sopravvivenza
Prima di emanare le leggi che avrebbero reso famosa e quasi imbattibile Sparta, il leggendario Licurgo viaggiò molto1. Visitò sia Creta, un'isola in cui lo stile di vita era sobrio e austero, che la Ionia, una regione costiera al centro dell'Anatolia dove gli abitanti avevano usi e costumi eccessivi e smodati. In Egitto, la divisione in classi, guerrieri, artigiani e braccianti, lo affascinò così tanto che l'avrebbe riproposta a Sparta.
Come uno studente di medicina compara i corpi sani con quelli malati, così Licurgo osservava le differenze tra le buone leggi e quelle cattive. Uno degli aspetti più importanti era quello dell'istruzione che disciplinò fin dal principio occupandosi di matrimoni e nascite2.
Gli spartani sono passati alla storia per l'educazione austera dei loro uomini, ma Licurgo impose lo stesso rigore, la stessa frugalità e la stessa severità anche alle donne. Queste dovevano allenare il loro corpo fin da giovani praticando la corsa, il lancio del disco e quello del giavellotto. Licurgo era convinto, probabilmente a ragione, che la forza e l'allenamento delle madri avrebbero favorito la nascita di figli forti, pronti ad affrontare e a superare le avversità della vita.
Una volta nati, le spartane non lavavano i loro figli con l'acqua, ma col vino: questo avrebbe rafforzato e temprato la costituzione dei bimbi sani3; al contrario, avrebbe evidenziato la debolezza di quelli "malaticci ed epilettici", causando loro convulsioni. I bimbi venivano abituati a mangiare tutti i cibi, a non essere schizzinosi, a non avere paura del buio, a non fare i capricci e a non piagnucolare.
Ai genitori non era permesso allevare liberamente i loro figli4. Appena nati li portavano in un edificio pubblico, dove si svolgevano assemblee politiche e che fungeva anche da luogo di ritrovo: il lésche. Qui i membri anziani della comunità si riunivano per esaminare attentamente ogni bambino. Nel caso in cui godesse di una buona costituzione e fosse sano, gli assegnavano un lotto di terra e incaricavano la comunità di educarlo; invece, nel caso in cui lo giudicassero malato, deforme o cagionevole lo gettavano in un burrone perché la sua debolezza non era un vantaggio né per la sua vita, né per Sparta5.
Una definizione di lotta per la sopravvivenza
Questa espressione nasce dall'opera di Charles Darwin "Sull'origine della specie per elezione naturale ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per la sopravvivenza". Darwin usa l'espressione "lotta per la sopravvivenza" in senso lato, ricomprendendo le "relazioni di interdipendenza tra gli esseri organizzati e non solo la vita dell'individuo, ma le probabilità di lasciare una posterità6". Questo concetto nasce per gli studi naturalistici ma, nel corso degli anni, viene applicato anche alle scienze sociali.
La prima evoluzione si ha con un contemporaneo di Darwin: Herbert Spencer, che inventò l'espressione "sopravvivenza del più adatto" (survival of the fittest) nella sua opera sui principi della biologia7. L'istinto aggressivo degli uomini era perfettamente giustificabile perché accelerava lo sviluppo della civiltà. Infatti, la funzione dell'istinto predatorio era quello di sgomberare "la terra dalle razze umane inferiori"; in questo modo si sarebbe arrivati alla felicità perfetta, sterminando le parti dell'umanità che la ostacolavano.
Mentre gli studi di Darwin si concentravano soprattutto sul mondo naturale, Spencer estende il concetto agli uomini. Egli infatti ritiene che, come sia comprensibile che il bruto abbia avuto la meglio sugli animali, così è giusto che il bruto soccomba rispetto alle razze superiori e conquistatrici8.
La portata di queste teorie sarebbe diventata dirompente nel Novecento, quando Mussolini e Hitler le ripresero. Benito Mussolini, ad esempio, esalta la lotta per la sopravvivenza che, nello specifico, prende forma quando si realizza un conflitto, una guerra. Solo questa, infatti, porta al livello massimo la tensione delle energie umane e "imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla9".
Tra tutti i tipi di lotta e di conflitto, solo la guerra pone l'uomo davanti all'alternativa tra vita e morte. Secondo Mussolini è per questo che il fascista viene educato al combattimento e accetta il rischio che esso comporta. Per questo il fascismo rifiuta l'idea della pace perpetua, rinunciataria, debole e vile davanti al sacrificio.
Hitler invece applica il concetto di lotta per la sopravvivenza non solo alla società, ma lo porta alle sue estreme conseguenze. Nel Mein Kampf, sosterrà la legge ferrea della procreazione e della moltiplicazione10. Secondo questa legge, ogni animale si accoppia solo con la femmina della stessa specie: la formica con la formica, il fringuello con il fringuello, la cicogna con la cicogna e il lupo con il lupo. Per il dittatore nazista, la natura si oppone strenuamente a un accoppiamento misto "rifiutando ai bastardi" la capacità di procreare e indebolendo la loro resistenza alla malattia e agli attacchi nemici.
Per Hitler, se due "esseri" di "grado diverso" si accoppiano, la nuova creatura sarà più simile all'essere inferiore della coppia. Ciò va contro la volontà della natura che favorisce il dominio dell'essere più forte su quello più debole. La soluzione a questo problema è che la specie più forte prevalga senza mischiarsi a quella più debole.
"Soltanto i deboli di natura trovano crudele questa legge, ma sono appunto creature molli e limitate; e se questa legge non dominasse il mondo, qualsiasi miglioramento della vita organica sarebbe inconcepibile"11.
Da questo ragionamento deriva la deumanizzazione dell'altro: come i gatti non provano empatia nei confronti dei topi, così le razze superiori non provano sentimenti nei confronti di quelle inferiori. Da questa folle base teorica partiranno le persecuzioni contro tutti i popoli "non ariani".
Italia
Narodni dom
La lotta per la sopravvivenza è un concetto centrale del fascismo e fu lo stesso Mussolini a ribadirlo, prima ancora di prendere il potere.
Nel 1920 i rapporti tra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni erano tesi. Dopo la prima guerra mondiale, nell'attesa di definire i nuovi confini degli Stati europei, la Venezia Giulia (territorio che oggi si trova tra Italia, Slovenia e Croazia) e parte della Dalmazia (ad oggi per la maggior parte in Croazia), si trovavano sotto il controllo degli italiani.
Trieste era diventata parte del Regno d'Italia da poco, quando Francesco Giunta venne messo a capo del fascio di combattimento della città12. Quando vennero uccisi due marinai italiani a Spalato, il 13 luglio convocò un comizio e, in previsione di tensioni, la questura preparò misure di protezione delle associazioni politiche.
Alla fine del comizio, in cui Giunta reclamava vendetta13 per gli italiani morti, scoppiarono dei tafferugli e un cuoco di diciassette anni, Giovanni Nini, morì. Era la scintilla che i fascisti aspettavano: una volta annunciata la morte del ragazzo dal palco, le squadre fasciste si mobilitarono e presero d'assalto il Narodni dom, la casa del popolo che ospitava le organizzazioni degli sloveni triestini.
Per difendersi dall'assalto, gli occupanti della casa del popolo lanciarono delle bombe sulla folla; le squadre fasciste, che irruppero nell'edificio, sparsero taniche di benzina e vi diedero fuoco.
Qualche mese più tardi, il 21 settembre 1920, il capo dei fasci di combattimento, Benito Mussolini, avrebbe rivendicato quegli assalti a Pola (che all'epoca si trovava in Italia), dicendo in un comizio14:
"Qual è la storia dei Fasci? Essa è brillante. Abbiamo incendiato l'Avanti! di Milano, lo abbiamo distrutto a Roma. Abbiamo revolverato i nostri avversari nelle lotte elettorali. Abbiamo incendiato la casa croata a Trieste, l'abbiamo incendiata a Pola".
Il futuro dittatore sosteneva che il popolo italiano si sarebbe espanso anche in oriente, data la sua esuberanza e che:
"Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone.
C'erano alcune differenze tra Hitler e Mussolini sull'idea di razza. Mussolini non ne aveva una concezione darwinista, la concepiva piuttosto come un sentimento comune e concordante rispetto a certi valori. I due dittatori concordavano però sulla centralità della lotta che Mussolini aveva spiegato il giorno prima nel comizio di Trieste.
La lotta era l'origine di tutte le cose, poichè la vita è piena di contrasti che difficilmente raggiungono l'equilibrio. Anche per questo la lotta è una parte integrante della natura umana: può essere economica, di idee e fisica15.
Per Mussolini, il giorno in cui fosse venuta meno la lotta si sarebbe diffusa la malinconia e la rovina e si sarebbe andati contro il dinamismo della storia. Non credeva che sarebbe mai arrivato il giorno in cui i popoli si sarebbero dati la mano oltre oceani e montagne, in un sogno cristiano di fratellanza16.
Il pacifismo negando la lotta, nega il dinamismo e il progresso degli uomini e dei popoli.
Mondo
L’ipotesi camitica
La lotta per la sopravvivenza può alimentare la paura dell'altro e sfociare nelle peggiori atrocità. Il genocidio del Ruanda è l'esempio più tragico di questa dinamica: una strage generata da un testo biblico e da una percezione distorta dal colonialismo.
Le radici della tragedia risalgono all'arrivo degli esploratori e dei missionari europei in Africa orientale. Furono belgi, tedeschi e inglesi a trasformare le differenze sociali della popolazione in categorie razziali, basandosi unicamente sui tratti fisici17. Da un lato c’erano gli aristocratici Tutsi, che avevano nasi sottili e più simili a quelli europei; dall’altro c’erano gli Hutu, con nasi più larghi e labbra carnose.
Dato che per i colonizzatori europei era inconcepibile che una razza inferiore avesse un’organizzazione, ci doveva essere un’altra spiegazione. Fu così che inventarono la cosiddetta "ipotesi camitica"18, una teoria fondata sulla rilettura di testi biblici e miti medievali, che spiegava le differenze interne ai popoli dei Grandi Laghi africani.
Secondo una rivisitazione ebraica orale della leggenda, Noè maledisse il figlio Cam e la sua discendenza, condannandolo alla schiavitù e a una pelle nera come la notte in cui, secondo alcune versioni, Cam aveva evirato il padre. Gli europei adattarono il mito alle loro esigenze: dato che non potevano accettare che parte della loro civiltà era stata influenzata dagli africani, che erano di colore, si inventarono i “camiti”. Questi non erano “negroidi” ma “caucasici” sotto una pelle scura, come Cam. I camiti erano diversi dai neri: venivano da un’altra parte, avevano civilizzato i neri e in cambio ne erano stati corrotti.
Questa narrazione ebbe conseguenze devastanti. Da un lato attribuiva ai Tutsi lo status di stirpe superiore, dall'altro li etichettava come invasori stranieri, estranei al territorio dei Grandi Laghi. Durante l'amministrazione belga del primo Novecento, la discriminazione divenne legge19: i Tutsi ottennero privilegi esclusivi, come l'esenzione dai lavori forzati e l'accesso ai vertici dello Stato, mentre la maggioranza Hutu venne relegata ai margini.
Il clima mutò con il processo di decolonizzazione. Mentre il re Tutsi chiedeva l'emancipazione dalle potenze europee, gli Hutu identificarono nei Tutsi il vero oppressore. La tensione sfociò nella rivoluzione del 1959, che consegnò il potere agli Hutu. Il ribaltamento dei ruoli innescò un terrore reciproco, che si riaccese quando, nell'ottobre del 1990, il Fronte Patriottico del Ruanda (FPR), a guida Tutsi, lanciò un'offensiva contro il governo.
A quel punto, il governo Hutu avviò una martellante propaganda. Il conflitto venne presentato non come una guerra, ma come un piano di sterminio: il ritorno dei Tutsi avrebbe significato la restaurazione del regime feudale e un ritorno alla schiavitù per la maggioranza Hutu. L'origine profonda del genocidio risiede proprio in questa capillare e sistematica manipolazione psicologica.
Attraverso i mezzi di comunicazione, e in particolare la radio, il governo instillò nella popolazione una paranoia costante. Come spiega in modo lucido lo studioso Mahmood Mamdani (il padre dell’attuale sindaco di New York) nel suo saggio When Victims Become Killers, i cittadini ruandesi vennero metodicamente convinti che i Tutsi non stessero semplicemente cercando di riprendere il potere politico, ma che stessero marciando per annientarli fisicamente.
La percezione del nemico cambiò: non era più un avversario da sconfiggere sul campo di battaglia, ma una minaccia esistenziale da sradicare a ogni costo. Era una lotta per la sopravvivenza.
In questo clima, la violenza venne razionalizzata come una tragica forma di autodifesa preventiva. La popolazione civile, un tempo vittima del sistema coloniale, impugnò le armi mossa da un terrore assoluto, profondamente convinta che l'unica alternativa alla propria morte fosse colpire per primi. In questa illusoria, estrema e disperata lotta per la sopravvivenza, le barriere morali crollarono. Il risultato fu una carneficina spietata: in sole tredici settimane, tra l'aprile e il luglio del 1994, si consumò lo sterminio sistematico di un numero di persone stimato tra le 500.000 e le 850.000.
Chi sono
Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.
La prossima settimana Minuti di Politica si prenderà una pausa!
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Note
1 Plutarco. (2012). Vite parallele (Vol. 4) Licurgo. [Edizione digitale]. De Agostini Libri S.p.A. – Novara 2013 UTET. Par 3,4.
2 Ibidem par.14,1 e ss.
3 Ibidem par.16 e ss.
4 Ibidem
5 La traduzione è "lo mandavano ai cosiddetti Apothétai, un luogo voraginoso presso il Taigeto" in sostanza lo condannavano a morire
6 Darwin, C. (2004). Sulla origine delle specie per elezione naturale, ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza (G. Canestrini, Trad.; Edizione elettronica). Liber Liber. (Opera originale pubblicata nel 1859; Traduzione originale pubblicata nel 1933). Capo III.
7 Spencer, H. (s.d.). Principles of biology [Edizione digitale]. (Opera originale pubblicata nel 1864). Indirizzo: https://www.gutenberg.org/files/54612/54612-h/54612-h.htm. § 74f.
8 Spencer, H. (2016). Social statics [Edizione digitale]. (Opera originale pubblicata nel 1851). § 4.
9 Mussolini, B., et al. (2024). La dottrina del Fascismo [Edizione digitale]. (Opera originale pubblicata nel 1932). Dottrina politica e sociale. Par.3.
10 Hitler, A. (2002). Il Mein Kampf di Adolf Hitler (G. Galli, A cura di). Kaos edizioni. (Opera originale pubblicata nel 1925-1926). P.265, Capitolo XI Popolo e Razza.
11 Ibidem
12 Collaboratori di Wikipedia. (s.d.). Narodni dom. In Wikipedia, l'enciclopedia libera. Recuperato il 29 marzo 2026, da https://it.wikipedia.org/wiki/Narodni_dom
13 Ibidem
14 Mussolini, B. (2012, marzo). Discorso di Pola (21 settembre 1920). Biblioteca Fascista. https://bibliotecafascista.blogspot.com/2012/03/discorso-di-pola-21-settembre-1920.html
15 De Felice, R. (1974). Mussolini il duce I. Gli anni del consenso 1929-1936. 2011. Il Mulino. Capitolo I.
16 Ibidem. Capitolo 4.
17 Mamdani, M. (2014). When victims become killers: Colonialism, nativism, and the genocide in Rwanda. Princeton University Press. Capitolo 2.
18 Ibidem. Capitolo 3.
19 Ibidem. Capitolo 4.

