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Bentornati su Minuti di Politica, la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due esempi: uno che riguarda l’Italia e l'altro che guarda al mondo.

In questo numero parleremo di popolo. Cominceremo con la presa di consapevolezza del Terzo Stato nella Francia rivoluzionaria. Proseguiremo con la nascita di un settimanale italiano che divenne un movimento politico, quello de "L'Uomo Qualunque". Chiuderemo infine con l'identità e con il popolo della Brexit.

Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, alla politica!

La citazione

"Ci vogliono strade, mezzi di trasporto, viveri, una moneta modesta ma seria, una politica rispettabile che ci renda sicuri dello scarso bene rimasto, e ci incoraggi a crearne dell’altro liberandoci dal timore di potere esserne spogliati da nuovi brigantaggi di stato-partito. Per far questo basta un buon ragioniere: non occorrono né Bonomi né Croce né Selvaggi né Nenni, né il pio Togliatti né l’accorto De Gasperi. Un buon ragioniere che entri in carica il primo di gennaio, che se ne vada al 31 di dicembre, che non sia rieleggibile per nessuna ragione. Siamo disposti a chiamarlo anche re e imperatore: a patto che cambi ogni anno e che, una volta scaduto dalla carica, non possa ritornarvi almeno per altri cinque [...]."

Guglielmo Giannini - L'Uomo Qualunque, n.1

La parola

Popolo

Tra la violenza e il sangue, tra le passioni civili e le utopie partorite dalla Rivoluzione francese, nacque anche un nuovo concetto di popolo. Dopo la morte di Luigi XIV, nel 1715, l'assolutismo francese era entrato in una fase di declino irrecuperabile: nella lotta tra il re e i ceti privilegiati nessuno prevaleva, ed entrambi soffocavano il confronto politico.

La nobiltà francese, composta sia dai funzionari di Stato che da quelli militari, rappresentava circa l’1,5% della popolazione. Era molto influente e continuava ad accumulare privilegi a discapito del Terzo Stato. L'altro ceto privilegiato, il clero, rappresentava invece lo 0,5%1.

Il Terzo Stato comprendeva tutto il resto e cioè circa il 98% della popolazione. Vi rientravano la borghesia dei grandi commerci, delle manifatture, i lavoratori urbani, gli artigiani, i proprietari terrieri medi e grandi, e i braccianti rurali. Facevano parte del Terzo Stato anche gli uomini di legge: colti, culturalmente dinamici e, in alcuni casi, spregiudicati. Erano il capitale politico su cui si sarebbe fondata la Rivoluzione francese2.

Luigi XVI era un sovrano debole e le tensioni con la nobiltà, con il clero e con il resto della popolazione lo costrinsero a convocare gli Stati Generali nel 1789. La portata di questa iniziativa era epocale, dato che l'ultima convocazione risaliva a più di 150 anni prima.

In questo fervore culturale e politico, una delle persone più efficaci nel rappresentare le istanze del Terzo Stato, cioè della maggior parte del popolo francese, fu un abate. Emmanuel Joseph Sieyès non aveva la vocazione dell'uomo di Chiesa, ma riuscì comunque a entrare nei ranghi del clero e ricevette l'incarico di vicario generale a Chartres dal suo vescovo3.

Aveva viaggiato spesso a Parigi, dove frequentava i club, l’intimità delle logge massoniche e la ricercatezza dei "salotti filosofici". Probabilmente anche grazie a queste sue frequentazioni, cominciò a riflettere sulle istituzioni politiche e sociali, su come funzionavano e su come, invece, avrebbero dovuto funzionare. Soprattutto, Sieyès prese coscienza del suo valore e della sua vera vocazione: la politica.

La sua opera più famosa "creò" il concetto di popolo e di Terzo Stato, e si apriva con una riflessione che sarebbe diventata celebre nella storia:

Che cos'è il Terzo Stato? Tutto.

Che cos'è stato fino ad oggi? Niente.

Cosa vuole diventare? Qualcosa4.

Il successo di quest'opera, Cos’è il Terzo Stato, fu immediato, tanto da vendere circa 30.000 copie in un mese.

Il Terzo Stato è tutto: comprende chi svolge mansioni necessarie a soddisfare i bisogni essenziali delle persone, la manifattura, il commercio, le professioni liberali e chi si occupa dei servizi domestici5.

Nonostante il Terzo Stato fosse tutto, non aveva alcuna rilevanza. Era niente. Dai ceti privilegiati, dai nobili e dal clero dipendeva tutto: le carriere amministrative, i ministri e gli incarichi pubblici.

L'ambizione di Sieyès e del popolo era diventare qualcosa.

Per l'abate Sieyès, il Terzo Stato era l'elemento fondamentale della nazione sia perché rappresentava circa il 98% della stessa, sia perché era la parte produttiva della popolazione. Il Terzo Stato era il popolo.

Una definizione di popolo

Il concetto di popolo può far riferimento a due elementi: da un lato, a un corpo, a un'unica entità; dall'altro, significa "gente comune", "maggioranza", "poveri". A questa seconda nozione, di solito, si contrappone la minoranza, ovvero i ricchi6. In latino, ad esempio, il popolo era la plebe, disprezzata e temuta dai patrizi, cioè dai nobili, che spesso erano anche ricchi7.

I movimenti populisti spesso mobilitano la parte della popolazione esclusa, le “persone comuni”, che vogliono sottrarre il potere alle élite.

Nella tradizione filosofica e politica occidentale, ci sono stati almeno tre motivi per temere il popolo:

  1. Dato che il popolo incarnava i poveri, sarebbe stato facile per un demagogo incitarli a saccheggiare i ricchi;

  2. Dato che il popolo viene considerato ignorante, rancoroso e irrazionale, può facilmente trasformarsi in una massa, nel "mostro dalle molte teste" che ha ossessionato l'immaginario politico da Platone a Shakespeare;

  3. Il popolo è un pericolo per qualsiasi sistema di costituzione "mista" e per qualsiasi tipo di limitazione del potere. Infatti, un qualunque leader populista potrebbe guadagnarne il supporto per instaurare la tirannia: alcuni chiamano questo fenomeno "cesarismo", dall'ascesa di Giulio Cesare nella Roma repubblicana.

Come si costruisce il popolo?

Insomma, se la plebe è iraconda, ignorante e manipolabile, ciò vuol dire che il populismo è irrazionale. Ma se non fosse così? È possibile che il populismo abbia un proprio sistema di razionalità interna8?

Il populismo ha un suo sistema di razionalità se lo si considera come un mezzo utilizzato per costruire un gruppo. Il "popolo", cioè, è una relazione concreta tra agenti sociali e non una semplice espressione ideologica.

Per costruire il popolo si può partire dalla "domanda sociale". L'espressione inglese per indicare questo concetto è ambigua; infatti, demand può indicare sia la richiesta che il reclamo.

È proprio da qui che parte la razionalità populista, da una richiesta che si trasforma in reclamo. Ernesto Laclau usa un esempio molto efficace per spiegare come nasce il popolo.

Immaginiamo di trovarci in un Paese in via di sviluppo, dove è in corso una migrazione dalle campagne alle città. La migrazione popola ovviamente le bidonville che circondano le metropoli, dove la prima richiesta nei confronti delle istituzioni riguarda gli alloggi. Questa viene definita "richiesta democratica".

Se la richiesta di alloggi viene risolta, il problema non si pone. Se resta inevasa, chi chiedeva un alloggio comincia a guardarsi intorno e a notare che ci sono anche altre richieste rimaste senza risposta: acqua, salute, scolarizzazione, eccetera.

Se le istituzioni non affrontano le richieste singolarmente, queste si fonderanno per creare una catena, diventando reclami tra loro equivalenti. È proprio attorno a questa “domanda popolare” che si creerà il popolo.

Italia

L'Uomo Qualunque

Alla fine del 1944, nell'Italia settentrionale si continuava a combattere; a sud, nell'Italia "liberata", si raccoglievano i cocci del disastro militare9.

A Roma usciva un nuovo settimanale: la prima lettera del titolo era una "U" in rosso, l'iniziale di "Uomo Qualunque". Dietro la "U" c'era un uomo schiacciato da un torchio manovrato da mani anonime, che probabilmente rappresentava l’Italia schiacciata da un lato dal fascismo e, dall’altro, dai partiti di massa.

Si poteva pensare che "L'Uomo Qualunque" fosse una testata umoristica, nata per rasserenare gli animi della popolazione vessata dal fascismo e dalla guerra. Ma non era così.

Guglielmo Giannini, direttore del giornale, chiariva bene la linea editoriale:

È il giornale dell'Uomo Qualunque, stufo di tutti, il cui solo ardente desiderio è che nessuno gli rompa più le scatole.

Il giornale dell'Uomo Qualunque non era un organo di partito, ma si scagliava contro quanto stava succedendo nel Paese. Malgrado i programmi dei partiti politici fossero degni di lode, dato che perseguivano gli ideali di libertà, giustizia e prosperità, l'Italia era tormentata dall'arrivismo più spudorato; i politici ambivano solo a conquistare posti di comando per fare i propri comodi e i propri affari.

Il bersaglio di Giannini erano proprio i politici di professione, quelli che vivevano di politica, che non sapevano fare altro e che avevano "trasformato la politica in mestiere". 

Per Giannini, il popolo erano i "45 milioni di esseri umani" e i nemici erano "10.000 vociatori, scrivitori, sfruttatori, iettatori". Questa era la contrapposizione tra "popolo" ed "élite", tipica di un certo modo di concepire il populismo.

Il primo numero de "L'Uomo Qualunque", un "giornale anti-nazionalista", aveva ottenuto un successo lusinghiero. Aveva venduto 25.000 copie e, con le ristampe, si era arrivati a 80.00010.

A parte il "Popolo", nessun altro giornale si era occupato di questo successo editoriale che, per Giannini, era dovuto:

Al programma del giornale che ha trovato immediata rispondenza nel pubblico; al pubblico che s'è passata la voce ed è corso a chiedere il giornale. Si tratta dunque di un successo politico prima che giornalistico: ne tengano conto i colleghi che ci onoreranno dei loro consensi e dissensi11.

"L'Uomo Qualunque" non doveva essere un organo di partito, ma costruì attorno a sé una vera organizzazione politica. Infatti, dal 16 al 19 febbraio del 1946, si tenne il primo Congresso nazionale del Fronte dell'Uomo Qualunque12.

Dal punto di vista del suo direttore, il bilancio era positivo: la rivista aveva ridimensionato il Comitato di Liberazione Nazionale e allontanato i liberali dalla collaborazione con socialisti e comunisti. Giannini sosteneva che "L'Uomo Qualunque" fosse il settimanale più diffuso d'Europa e che avesse dato vita a un'organizzazione politica notevole, anche se concentrata soprattutto nel Sud Italia.

Durante il Congresso, però, le diverse mozioni presentate sposavano tutte il liberismo economico: ridurre il ruolo dello Stato nell’economia, scatenare gli “spiriti animali” degli imprenditori e concedere loro agevolazioni e sgravi fiscali.

Il popolo de "L'Uomo Qualunque", il popolo qualunquista, era quindi la borghesia che, probabilmente, all'epoca non rappresentava la maggioranza degli italiani, ma aveva comunque la pretesa di parlare a loro nome.

Mondo

Brexit

Quando le domande democratiche restano inascoltate, si trasformano in una richiesta popolare, ma per alimentare un movimento populista è necessario un passaggio in più: un leader, uno slogan o un simbolo che raggruppi tutte le domande e che forgi una nuova identità13

Uno degli esempi perfetti di questo processo è stata la Brexit. Dopo la crisi del 2008 e gli anni di austerity, il malcontento britannico si è aggregato attorno all'idea che, abbandonando l'Unione Europea, il Regno Unito sarebbe diventato artefice del proprio destino.

Fino al 23 giugno del 2016, infatti, gli elettori britannici si dividevano grossomodo tra laburisti e conservatori14. Da quel giorno in poi, le "tribù" britanniche divennero due: quella del Remain, di chi voleva restare nell'Unione Europea, e quella del Leave, di chi voleva lasciarla. Quel giorno, il giorno del referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall'Unione Europea, quelle due posizioni politiche sarebbero dovute cadere. Invece si consolidarono, fino a diventare due vere e proprie identità.

Il fronte del Leave compattò posizioni trasversali e diverse "domande democratiche" provenienti da tutto lo spettro politico: quelle di chi voleva una sanità più efficiente e quelle di chi era spaventato dall'immigrazione. L'identità del Leave riscuoteva consensi sia tra i laburisti che tra i conservatori.

Nigel Farage, leader del Leave, il giorno della vittoria del referendum dichiarò che la Brexit era la vittoria del "popolo":

Questa... Questa, se tutte le previsioni ora sono corrette, sarà una vittoria per il vero popolo. Una vittoria per la gente comune. Una vittoria per il popolo perbene15.

Chi è il vero popolo? Esistono altri gruppi di persone, più o meno numerosi, che la pensano in maniera diversa. Nel caso della Brexit, il 48% degli elettori britannici che voleva restare nell'Unione Europea (quasi la metà dei votanti) era considerato "meno popolo" degli altri?

Chi è la gente, il popolo comune? Di solito, siamo noi. Gli altri, gli antagonisti, possono essere le élite, le multinazionali e le banche. Noi siamo il popolo; gli altri, invece, sono i populisti, perché non la pensano come noi.

E chi è il popolo perbene? Noi siamo il popolo perbene, gli altri sono i corrotti: spesso, in questa categoria, oltre alle multinazionali e alle banche rientrano anche i politici, gli immigrati, i poveri e i cosiddetti parassiti.

In fondo, siamo tutti "popolo" finché non scopriamo di essere l'élite, i corrotti o gli antagonisti nel racconto di qualcun altro. Proprio la malleabilità e l’indeterminatezza del concetto di popolo lo rendono un attrezzo politico molto potente, tanto da far crollare monarchie, fondare movimenti politici e ridisegnare il destino di interi Stati.

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1   Sabbatucci, G., & Vidotto, V. (2015). Storia contemporanea: L'Ottocento. Capitolo 2 - La rivoluzione francese. Editori Laterza. (Opera originale pubblicata nel 2009). 

2  Ibidem

3   Larousse. Emmanuel Joseph Sieyès. In Encyclopédie Larousse. Recuperato il 12 aprile 2026, da https://www.larousse.fr/encyclopedie/personnage/Emmanuel_Joseph_Siey%C3%A8s/144271

4   Sieyès, E. J. (2003). Political writings: Including the debate between Sieyès and Tom Paine in 1791 (M. Sonenscher, A cura di). P.93.Hackett Publishing Company.

5  Ibidem

6   Canovan, M. (2005). The people. Capitolo 4. Polity Press.

7  Ibidem

8   Questa parte riprende i capitolo 1 e 4 di Laclau, E. (2008). La ragione populista (D. Tarizzo, Trad.). Laterza.

9   Setta, S. (2023). L'uomo qualunque 1944-1948. Capitolo 1. Laterza.

10   Setta, S. (2023). L'uomo qualunque 1944-1948. Capitolo 4. Laterza.

11  Ibidem

12  Ibidem

13   Ernesto Laclau, a questo proposito, ha parlato di "significante vuoto".

14   Behr, R. (2026, 9 aprile). Ten years after Brexit, we are a divided country: but there is a way to heal. The Guardian. https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/apr/09/ten-years-brexit-uk-divided-country

15   The Guardian. (2016, 24 giugno). Nigel Farage on EU referendum: 'This is a victory for real people' [Video]. https://www.theguardian.com/politics/video/2016/jun/24/nigel-farage-eu-referendum-this-victory-for-real-people-video

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