Ciao!
l'ordine delle sezioni della newsletter è leggermente cambiato, si parte con una citazione, per poi passare a una parola, una notizia sull'Italia e una sull'estero.
In apertura troverete una frase di Giuseppe Mazzini, il più temibile1 dei padri fondatori dell'Italia, parleremo di due diverse interpretazioni della parola "nazione" e poi scopriremo cos'hanno in comune un nobile svedese e un'italiana nata ad Ariano Irpino. La newsletter si chiuderà con un commento sul perchè è importante riconoscere uno Stato, anche se non è ancora nato.
Buona lettura!
La moltitudine degli uomini erranti non costituisce Nazione, dove non sia diretta da principii comuni, affratellata in una tendenza uniforme, governata da leggi eguali. Nazione è parola che rappresenta Unità. Unità di principi, d'intento e di dritto, e la sola che riunisca in un tutto omogeneo una moltitudine d'uomini. Senza quella, non v'è nazione, ma gente. I Barbari [le tribù germaniche], venuti dal Nord a trucidarsi l'un l'altro sul cadavere dell'Impero Romano, erano gente. Gl'Italiani, a' quali ogni manifestazione di principii, d'intento, e di dritti è vietata, son gente fino a quest'oggi. D'altra parte, una società d'uomini riuniti da un principio d'egoismo a un intento unicamente materiale, non è per questo nazione. Una banda di masnadieri, una gente riunita a tempo per una conquista, non è per questo nazione. Perché nazione sia, i principii, l'intento, il dritto che la costituiscono hanno a posare su basi perpetue. Il principio, nel quale essa ha fede, deve dunque essere inviolabile e progressivo, perché né tempi, né capriccio d'uomini lo consumino. L'intento dev'essere radicalmente morale, perché un intento materiale soltanto è di sua natura finito, e però non costituisce base d'unione perpetua. Il dritto dev'essere derivato dalla natura dell'uomo, sola che i secoli non cancellino.
La parola - Nazione
La parola "nazione" diventa rilevante durante la Rivoluzione Francese: è in questo momento che il concetto di "tradizione" entra in crisi e il re di Francia perde la sua legittimazione politica e la sua influenza.
Fino ad allora, il principio che legittimava il governo del re era un principio divino: il sovrano assoluto poteva disporre della vita, della morte e del patrimonio dei sudditi, perché questo potere arrivava direttamente da dio. Con la Rivoluzione francese subentra un nuovo concetto che giustifica il potere politico: la nazione. Su questa si fondano la sovranità, la Repubblica e la Costituzione.
L'articolo 3 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789 recita, infatti: "Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.2"
Oggi, la parola "nazione" viene utilizzata spesso come concetto per separare "Noi", che abbiamo una specifica cultura, una lingua, viviamo in uno specifico territorio, e "gli Altri", che sono diversi da noi. Ciò avviene perché esistono almeno due diversi concetti di nazione che, semplificando, possiamo indicare come "nazione francese" e "nazione tedesca".
Nazione Francese
La nazione francese è quella di cui abbiamo parlato in apertura e ha due caratteristiche fondamentali:
a) La dimensione egualitaria. La nazione rivoluzionaria rappresenta l’altra faccia del costituzionalismo, "il luogo ideale al quale continuamente la dinamica dei diritti e dell’eguaglianza fa riferimento3". E' il fondamento su cui costruire un nuovo ordine fondato sui diritti che mitiga le differenze tra esseri umani: non è importante la differenza tra uomo e donna, ricco e povero, città o campagna, cristiano o protestante. Tutti appartengono alla stessa nazione;
b) L’apertura della nazione al mondo e agli stranieri. Per i giacobini, la rivoluzione è senza frontiere, inarrestabile. È destinata a far crollare i confini del potere e a travolgere il re e perfino il terzo stato (la borghesia); è un elemento comune a tutti gli uomini e li renderà tutti fratelli. L ì'impegno giacobino per la fraternità, l'uguaglianza e la libertà dai soprusi scalderà i popoli dell'Europa e porterà la Rivoluzione in tutto il vecchio continente4.
Nazione tedesca
Una storia plausibile è che i popoli tedeschi abbiano inventato la propria idea di nazione dopo una sconfitta del 1806 a Jesa, contro Napoleone e i francesi. Forse è anche per questo che la nazione tedesca nasce in opposizione a quella francese. Se la nazione dei cittadini francese è "aperta, inclusiva e capace di autodeterminarsi", quella tedesca è esattamente il contrario ed è ancorata allo spirito pre-moderno: razza, lingua ed etnia. Questo spirito pre-moderno che si concretizza in due caratteristiche:
a) l'ordine gerarchico tra i popoli. Il concetto tedesco di nazione contrappone la gerarchia all'uguaglianza francese. Infatti, secondo l'idea tedesca, i rapporti tra le nazioni del mondo sono rapporti di dominio. La nazione stessa serve a chiarire la gerarchia tra popoli e, nello specifico, tra la Germania e gli altri popoli. In ottica tedesca, la Germania è la nazione superiore a tutte le altre e una volta caduto il suo popolo cadrebbe l'intera umanità5.
b) ripudio verso l'uguaglianza. È la conseguenza naturale di una visione del mondo fondata sulla gerarchia. La nazione tedesca rifugge l'idea che tutta l'umanità possa riunirsi sotto un'unica nazione, perchè ciò che rafforza la nazione sono la sua lingua, la sua storia, la sua cultura, la sua religione e il suo carattere.
Il dibattito tra queste idee è ancora attuale: l'idea di nazione è contesa tra chi riprende la tradizione rivoluzionaria francese e tra chi si rifa a quella gerarchica dei popoli tedeschi dell'ottocento. La differenza non è solo storica, ma fa riferimento anche a visioni del mondo diverse che portano a conclusioni diverse: costruire ponti o muri, includere o escludere, ispirarci al futuro o consolarci con il nostro passato.
Italia - Cos'hanno in comune un nobile svedese e Francesca Albanese?
Folke Bernadotte, un nobile aristocratico svedese, è stato un eroe in due guerre mondiali e mediatore per il rilascio di decine di migliaia di prigionieri nei campi di concentramento. A maggio del 1948, la neonata Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) aveva chiesto a Bernadotte di lavorare come mediatore tra arabi ed ebrei che quell'anno avevano creato lo Stato d'Israele.
A settembre del 1948, il nobile svedese, dopo una dura giornata di lavoro, viaggiava verso la casa del governatore militare di Gerusalemme. Fingendosi parte dell'esercito regolare, un gruppo armato di terroristi, bloccò la macchina di Bernadotte e scaricò sei colpi sul nobile svedese e diciotto sul suo vicino, un militare francese6. L'Assemblea Generale dell'ONU chiese che lo Stato di Israele rispondesse di questo omicidio e che riparasse i danni causati sia all'ONU stessa che a Folke Bernadotte7.
Quasi ottant'anni dopo, l'Organizzazione delle Nazioni Unite e una cittadina italiana, Francesca Albanese, che ci lavora come relatrice speciale sui territori palestinesi occupati, sono stati danneggiati da un episodio simile causato degli Stati Uniti.
Francesca Albanese a inizio luglio ha pubblicato il rapporto "Dall'economia di occupazione all'economia del genocidio"8, in cui denuncia il ruolo di grandi imprese multinazionali, statunitensi e non, nel genocidio del popolo palestinese.
Qualche giorno dopo la pubblicazione del rapporto, il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha pubblicato un comunicato stampa9 in cui assoggettava Francesca Albanese a sanzioni da parte degli Stati Uniti d'America. Nello specifico le sanzioni che hanno colpito questa cittadina italiana consistono nell'impossibilità di avere un conto in banca, di ricevere denaro o di effettuare scambi in denaro o in natura con cittadini americani.
Nel primo caso, per fare il lavoro che l'ONU gli aveva assegnato, Folke Bernadotte ci ha rimesso la vita; nel secondo caso, Francesca Albanese ci ha rimesso la propria autonomia economica: non può più disporre dei suoi beni, né avere un conto in banca. In una conferenza stampa realizzata al Senato della Repubblica10, infatti, il Direttore di Banca Etica ha spiegato che le sanzioni emesse a danno di Francesca Albanese impediscono l'apertura di un conto bancario, anche al di fuori degli Stati Uniti d'America e nello specifico in Italia.
Le istituzioni e i media italiani avrebbero potuto fare di più per una loro concittadina. Invece di lasciare che fosse solo l'ONU a difendere Francesca Albanese, severamente punita per aver svolto il suo lavoro, sarebbe stato un gesto patriottico darle maggiore visibilità e supporto. Lo stesso portavoce del Segretario Generale Guterres ha definito le sanzioni contro di lei «un precedente pericoloso», mitigando questa presa di posizione con la precisazione che i relatori speciali operano in piena indipendenza, senza riferire al Segretario Generale11.
Europa - Regno Unito, Francia, Portogallo, Canada e Australia riconoscono la Palestina
Domenica 21 settembre 2025, Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo hanno riconosciuto lo Stato di Palestina e, nel corso della settimana appena passata, si sono aggiunti anche Andorra, Belgio, Francia Lussemburgo, Malta e Principato di Monaco. Dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite, ben 157 riconoscono il diritto dei palestinesi di esistere come entità statale.
A cosa serve il riconoscimento di uno Stato? Prima di tutto, ha un significato politico. Durante la Guerra Fredda, gli Stati usavano il riconoscimento per rafforzare la consistenza del proprio blocco e per posizionarsi nel mondo bipolare diviso tra blocco occidentale e blocco socialista: c'era quindi chi riconosceva la Corea del Nord e chi riconosceva la Corea del Sud, chi riconosceva la Repubblica Federale Tedesca (la Germania Ovest) e chi quella Democratica (la Germania Est). Il riconoscimento politico serviva a far capire da che parte si stava. Inoltre, quando uno Stato ne riconosce un altro intende costruire delle relazioni diplomatiche con quest'ultimo. Riconoscere uno Stato come tale significa ammetterlo nella comunità internazionale, "entrare a far parte del club".
Nel caso di uno Stato che non esiste ancora, riconoscerlo significa anche favorirne la nascita concreta. In assenza dei requisiti fondamentali, governo, popolo e territorio, il riconoscimento è una sorta di pressione affinchè lo Stato venga ad esistenza. Riconoscere uno Stato significa facilitarne la nascita così come non riconoscerlo significa ostacolarla12.
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Note
1 È famosa la frase di Klemens von Metternich, Ministro degli Esteri dell'Impero austriaco, su Mazzini: "Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini".
2 Trovate qui una traduzione in italiano della Dichiarazione: http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia1789.htm
3 De Fiores, Claudio, "Le radici della nazione repubblicana - fondamenti teorici e profili costituzionali", Costituzionalismo.it - Sovranismo o Cosmopolitismo, una cattiva opposizione - Fascicolo 1, 2019, pp.61 e 63
4 Ibidem - p.63
5 Ibidem - pp. 65 e 72. In questi passaggi l’autore cita Fichte ed Herder a sostegno della propria tesi
6 La ricostruzione dell’episodio è disponibile sul sito dell’Independent - https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-s-forgotten-hero-the-assassination-of-count-bernadotte-and-the-death-of-peace-934094.html
7 Il caso davanti alla Corte di Giustizia Internazionale (CIG) è Riparazione dei danni patiti durante il servizio per le Nazioni Unite - https://www.icj-cij.org/case/4
8 Albanese, Francesca, “From economy of occupation to economy of genocide”, 2025, A/HRC/59/23. Consultato il 28/09/2025 all’indirizzo https://docs.un.org/en/A/HRC/59/23
9 Rubio, Marco, Press Statement, Secretary of State, “Sanctioning Lawfare that Targets U.S. and Israeli Persons”, 9 luglio, 2025, consultato il 28/09/2025 all’indirizzo https://www.state.gov/releases/2025/07/sanctioning-lawfare-that-targets-u-s-and-israeli-persons
10 De Cristofaro, Giuseppe, “L’impatto delle sanzioni USA sulla relatrice ONU Francesca Albanese”, conferenza stampa al Senato della Repubblica, Roma, 4 settembre 2025. Consultato 28/09/2025 all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=ThZQRuw4IWQ
11 Guardian staff and agencies, “UN Gaza investigator Francesca Albanese says US sanctions against her a sign of ‘guilt’”. Venerdì 11 luglio 2025. Consultato il 28/9/2025 all’indirizzo: https://www.theguardian.com/world/2025/jul/11/francesca-albanese-un-gaza-investigator-us-sanctions-guilt
12 Focarelli, Carlo, Diritto Internazionale; quinta edizione, CEDAM, 2020
