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bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.
“Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due applicazioni pratiche: una che riguarda l’Italia e l'altra che guarda al mondo.
In questo numero parleremo di irrazionalismo. Partiamo dal potere che il movimento studentesco nazista acquisì nella Germania degli anni '30. Proseguiamo con l'influenza di questo concetto nell'arte italiana e nell'esercito spagnolo.
Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, per la politica!
La citazione
Che cos'è buono: tutto ciò che potenzia nell'uomo il sentimento della potenza, la volontà di potenza, la potenza stessa.
Che cos'è cattivo? Tutto ciò che deriva dalla debolezza.
Che cos'è felicità? Il sentimento che la potenza cresce, che una resistenza viene superata.
Non soddisfazione, ma più potenza; non pace, ma guerra; non virtù, ma bravura (virtù nello stile del Rinascimento, virtù, virtù senza morale).
I deboli e i malriusciti devono soccombere: primo principio della società. E bisogna anche aiutarli a soccombere.
Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? La compassione dell'azione per tutti i malriusciti e i deboli, - "il cristianesimo"...
La parola
Irrazionalismo
La nazificazione delle università tedesche fu fulminea. I ministeri dell'Istruzione dei singoli Länder, le regioni tedesche, assegnarono immediatamente criteri politici per le nomine dei docenti, per l'insegnamento e per la ricerca.
In occasione di un raduno di professori a Monaco, nel 1933, il ministro della cultura della Baviera disse: "D'ora in poi non dovrete più decidere se qualcosa è vero o no, ma se è nell'interesse della rivoluzione nazionalsocialista"1.
Mentre i vertici nazisti promuovevano l'interesse del regime, il cuore dell'azione furono gli studenti. Promossero campagne sulla stampa contro i professori indesiderati, disturbarono le loro lezioni e si aggregarono alle squadre d'assalto nelle perquisizioni delle loro case. Uno dopo l'altro, professori e alti funzionari delle università, venivano sostituiti con sostenitori del regime, scelti per la loro fede cieca nel nazismo.
La forza e la violenza del movimento studentesco nazista raggiunsero l'apice il 10 maggio del 1933, in una manifestazione "contro lo spirito antitedesco". Gli studenti di 19 università prepararono una lista di libri "antitedeschi", perquisirono tutte le biblioteche possibili, ne requisirono le copie e, dopo averli accatastati nelle piazze di diverse città, li incendiarono.
A Berlino, il Ministro della Propaganda nazista partecipò all'evento e lo definì: "Un grande gesto, forte e simbolico" e aggiunse che gli studenti stavano facendo la cosa giusta "condannando al rogo lo spirito del male del passato".
Il rogo dei libri di Berlino rappresenta l'affermazione dell'irrazionalismo: il rifiuto consapevole della ragione e del pensiero e l'affermazione della forza come strumento culturale, politico e artistico.
Una definizione di irrazionalismo
ir|ra|zio|na|lì|ṣmo - s.m. - 1917; cfr. fr. irrationalisme2.
1. TS filos. atteggiamento di pensiero che esalta le facoltà irrazionali, ad es. l’istinto, il sentimento, l’intuizione, come strumenti privilegiati per la conoscenza della realtà, invece della ragione ritenuta insufficiente a spiegare adeguatamente la totalità dell’esperienza: l’irrazionalismo di Nietzsche, di Bergson | atteggiamento di pensiero secondo cui la realtà non è informata a un ordine razionale: l’irrazionalismo di Schopenhauer
Immagina di dover prendere una decisione difficile. La via della ragione impone di analizzare i dati, valutare i pro e i contro, calcolare i rischi. È un processo lento, faticoso e spesso noioso. La via dell'irrazionalismo, invece, dice: "Non pensare. Senti. Agisci."
L'irrazionalismo è la reazione all'idea di poter risolvere tutti i problemi attraverso l'uso del calcolo, della logica e del ragionamento. Nella prima parte dell'Ottocento la borghesia europea aveva beneficiato di questi strumenti per arricchirsi, affermarsi e cambiare il mondo; nella seconda parte del secolo, un approccio più spirituale ed eroico diventa più seducente e più attraente per quella parte della popolazione che aveva conseguito un successo senza precedenti nella storia.
Parte della borghesia pigra e annoiata trovò in Nietzsche un appiglio filosofico per contrastare le teorie socialiste che stavano prendendo piede. Idee come la "volontà di potenza" e "l'oltre-uomo" combinate con la prosa vigorosa di Nietzsche si prestavano benissimo a essere usate come slogan. La destra nazionalista tedesca usò l'idea del superuomo (oltreuomo) come una base su cui costruire l'idea della superiorità della razza tedesca. La stessa sorella di Nietzsche favorì questa interpretazione selezionando parti degli scritti di suo fratello per confermare questo tipo di interpretazione.
Secondo Umberto Eco3, l'irrazionalismo è anche uno degli elementi che può attirare "una nebulosa" tipica del "fascismo eterno". Lo può fare in tre modi:
Esaltando il culto della tradizione: l'irrazionalismo ipotizza che esista una verità unica, sola e soprattutto rivelata. Questa verità è spesso sepolta da lingue antiche, indecifrabili e sconosciute. Anche se esistono differenze nei messaggi trasmessi da queste lingue, la verità cui fanno riferimento è unica.
Rifiutando il modernismo: il fascismo non rifiuta l'innovazione tecnologica o l'innovazione, anzi le esalta. Il fascismo rifiuta lo spirito moderno nato con la rivoluzione francese e quella americana; tant'è vero che la Germania di Hitler esaltava il ritorno al "sangue e alla terra". Se esiste un'unica verità rivelata è inutile, anzi addirittura dannoso, usare la ragione.
Onorare l'azione fine a se stessa: se la potenza della ragione e della parola sono limitate e praticamente inutili, tanto vale celebrare l'azione. L'azione di per sé è bella, va messa in atto subito e a prescindere di qualsiasi riflessione. Il fascismo disprezza la cultura e gli intellettuali.
Italia
Rissa a Firenze
L'irrazionalismo cominciò come una posizione filosofica per poi influenzare anche la cultura, l'arte e la politica. Il culto dell'azione per l'azione, la velocità, la violenza ispirarono scrittori, pittori e poeti italiani.
Tra questi, gli esponenti del futurismo Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo. Protagonisti della vita culturale italiana, scrivevano in versi e in prosa, dipingevano e organizzavano le serate futuriste in giro per l'Italia. Le serate servivano a guadagnare popolarità: i futuristi passavano per facinorosi, scatenavano le ire e la violenza del pubblico e, così facendo, le loro iniziative guadagnavano notorietà e successo4.
Un avvenimento futurista fu quello ad esempio della rissa al "Caffè Giubbe Rosse" a Firenze. Il bar nacque come "birreria Reininghaus", ma dato che i camerieri indossavano giubbe rosse e i fiorentini non riuscivano a pronunciarne il nome, divenne il "Caffè Giubbe Rosse"5.
Sei mesi prima dell'episodio, Ardengo Soffici aveva stroncato una mostra di Boccioni su "La Voce", una rivista italiana di cultura e politica. La sua visione critica non sarebbe cambiata fino a quel giorno, il 29 giugno 1911 quando Marinetti, Boccioni, Palazzeschi, Carrà e Russolo si spostarono da Milano a Firenze per una spedizione punitiva contro Soffici e il suo gruppo, "i vociani". Arrivato al Caffè Giubbe Rosse, Boccioni chiese a Soffici il suo nome e, alla conferma di essere proprio lui quello che aveva stroncato la sua mostra sei mesi prima, gli tirò un ceffone così forte da scaraventarlo a terra. L'episodio si trasformò in rissa e la zuffa continuò anche il giorno dopo, quando i vociani tesero un agguato ai futuristi.
Vociani e futuristi condividevano il culto dell'azione per l'azione, superiore a qualsiasi speculazione, pensiero o ragionamento e anche della violenza. Per questo finirono per collaborare e pubblicare insieme la rivista letteraria futurista "Lacerba".
Mondo
Il culto della morte
Se in Italia l'irrazionalismo incendiava gli animi degli intellettuali e scatenava risse, anni dopo, in Spagna, ispirò militari e generali. I protagonisti di questa storia sono due:
José Millán-Astray, generale dell'esercito spagnolo e fondatore della Legione. Perse in battaglia un occhio e un braccio e nonostante le mutilazioni continuava ad esercitare il proprio ruolo macabro e a esaltare il culto della morte. Tra gli inni scelti da Millán de Astray per la Legione c'era anche "El novio de la muerte", (il fidanzato della morte); la leggenda vuole che il testo della canzone fosse stato recuperato dalle tasche di un ragazzo spagnolo, morto in battaglia;
Miguel de Unamuno, rettore dell'Università di Salamanca di origine basca. Inizialmente aveva supportato la causa repubblicana per poi cambiare idea. Ciononostante Unamuno restava un intellettuale che guardava alla vita attraverso la ragione e rifiutava l'approccio totalizzante del culto della morte.
Durante le celebrazioni del "Giorno della Razza" nell'Università di Salamanca, la più antica di Spagna, si accese lo scontro tra i due. La miccia fu il discorso del Professor Francisco Maldonado che, per esaltare la superiorità della razza spagnola, descrisse i Baschi e i Catalani come "cancri nel corpo della nazione". Il fascismo avrebbe saputo come sterminare entrambi "separandoli dalla carne viva e sana, come un chirurgo risoluto libero dal falso sentimentalismo".
I militari presenti, con l'approvazione del generale Millán-Astray, salutarono queste affermazioni con l'inno della Legione: "¡Viva la Muerte!".
Subito dopo, prese la parola Unamuno6:
Tutti voi siete appesi alle mie parole [...] A volte restare in silenzio è mentire. Poiché il silenzio può essere interpretato come acquiescenza. Voglio commentare il discorso - se così si può chiamare - del Professor Maldonado. Lasciamo cadere l'offesa personale implicita nello sfogo improvviso di ingiurie contro i baschi e i catalani. Io stesso sono nato a Bilbao (nei paesi Baschi. Ndr). L'arcivescovo qui presente, che gli piaccia o no, è un catalano di Barcellona.
Ho appena finito di ascoltare un urlo senza senso e necrofilo: "¡Viva la Muerte!". E io, che ho speso la mia vita forgiando paradossi che hanno suscitato la rabbia incomprensibile degli altri, io vi devo dire che, da esperto, questo bizzarro paradosso è repellente.
Il Generale Millán è un invalido. Lo dico senza alcuna intenzione di offendere. È un invalido di guerra, come Cervantes. Sfortunatamente ci sono tantissimi invalidi oggi in Spagna in questo periodo. E presto ce ne saranno ancora di più, se dio non ci aiuterà. Mi addolora che pensiate che il Generale Millán debba dettare il modello della psicologia di massa. Uno storpio che non possiede la grandezza spirituale di Cervantes è incline a cercare un sinistro sollievo causando mutilazioni intorno a sé.
Ovviamente il Generale non si trattenne ed esclamò furioso: "Muoiano gli intellettuali! Viva la morte!"
Unamuno proseguì:
Questo è il tempio dell'intelletto. E io sono l'alto sacerdote. Siete voi a profanare questi sacri recinti. Vincerete, perché avete a disposizione una forza bruta più che sufficiente. Ma non convincerete. Perché per convincere avete bisogno di persuadere. E non avete ciò che è necessario per persuadere: la ragione e il diritto nella lotta. Credo sia inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho finito.
In questo scontro emerge il problema principale dell'irrazionalismo, quando questo esalta semplicemente la forza bruta, l'azione per l'azione, rinunciando alla ragione: può vincere solo con la violenza, aggregando la "nebulosa fascista", di cui parlava Umberto Eco.
Chi sono
Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.
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Note
1 Evans, R. J. (2010). La nascita del Terzo Reich. Mondadori. Capitolo XXIII - "Contro lo spirito antitedesco".
2 Dizionario De Mauro. Voce: Irrazionalismo. Consultato il 18/01/2026 https://dizionario.internazionale.it/parola/irrazionalismo
3 Eco, U. (2018). Il fascismo eterno (Italian Edition). La nave di Teseo.
4 Guerri, Giordano Bruno. Filippo Tommaso Marinetti: Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario (2011). Mondadori. Capitolo V - Il futurismo
5 Wikipedia. Voce: Caffè Le Giubbe Rosse. https://it.wikipedia.org/wiki/Caff%C3%A8_Le_Giubbe_Rosse. Consultato il 18 gennaio 2026.
6 Thomas, H. (2013). The Spanish Civil War. Random House Publishing Group. Capitolo 29. La veridicità del testo del discorso è stata messa in dubbio, ma l’episodio è sicuramente avvenuto. Per approfondire: https://www.theguardian.com/world/2018/may/11/famous-spanish-civil-war-speech-may-be-invented-says-historian

