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Bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.
“Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due applicazioni pratiche: una che riguarda l’Italia e l'altra che guarda al mondo.
In questo numero parleremo di Élite. Partiamo da una riforma agraria dell'antica Roma, proseguiamo con l'esempio del governo tecnico italiano del 2011 e concludiamo con la teoria de "l'uomo di Davos".
Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, per la politica!
La citazione
Fra le tendenze ed i fatti costanti, che si trovano in tutti gli organismi politici, uno ve n'è la cui evidenza può essere facilmente a tutti manifesta: in tutte le società, a cominciare da quelle più mediocremente sviluppate e che sono appena arrivate ai primordi della civiltà, fino alle più colte e più forti, esistono due classi di persone: quella dei governanti e l'altra dei governati. La prima, che è sempre la meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti; mentre la seconda, più numerosa, è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad essa fornisce, almeno apparentemente, i mezzi materiali di sussistenza e quelli che alla vitalità dell'organismo politico sono necessari.
La parola
Élite
Optimates e populares erano le fazioni che animavano la vita politica dell'antica Roma. Gli optimates, "i migliori", avevano posizioni generalmente conservatrici: difendevano la tradizione e i privilegi economici e politici dei ricchi. I populares, "i popolari", difendevano gli interessi di chi ricco non era. Entrambe le fazioni erano composte da famiglie nobili romane che avevano posizioni e sensibilità politiche diverse.
Uno degli scontri più noti tra optimates e populares ebbe come protagonista Tiberio Gracco. Egli, nato "con le qualità migliori fra tutti i romani"1, riuscì a coltivare grande virtù grazie all'istruzione. All'epoca dello scontro ricopriva la carica di "Tribuno della Plebe", equiparabile a un rappresentante delle fasce meno ricche della popolazione2.
Dopo ogni conquista, Roma espandeva il suo territorio. Una parte della terra veniva venduta, il resto diventava di pubblica proprietà. I cittadini poveri e privi di mezzi si insediavano su questo territorio per coltivarlo, pagando un modesto affitto allo Stato. Questo sistema avrebbe funzionato bene, se i ricchi non avessero cominciato ad accaparrarsi anche questo territorio, pagando affitti più alti e cacciando i poveri3.
Per mettere un freno all'avidità dei latifondisti, una legge limitò la quantità di terra che si poteva possedere a 500 iugeri (circa 125 ettari). Purtroppo, però, la brama dei ricchi era inarrestabile: per continuare a espandere le loro proprietà, cominciarono a usare dei prestanome e la legge rimase inapplicata.
Tiberio Gracco si rese conto degli effetti devastanti di questa avidità: i cittadini romani, impoveriti, non prestavano servizio militare di buon animo e trascuravano l'istruzione dei figli. Entrambi i fenomeni indebolivano l'esercito, che era il motore della grandezza di Roma.
Per scongiurare il crollo di Roma, Tiberio propose una legge moderata: i ricchi avrebbero restituito la terra di cui si erano impossessati abusivamente e pagato una multa; allo stesso tempo, avrebbero ricevuto un indennizzo per la perdita della proprietà. La plebe appoggiava la proposta, disposta a perdonare le ingiustizie subite pur di guadagnare un po' di serenità.
I ricchi erano così contrari alla riforma che cominciarono a diffondere voci e pettegolezzi su Tiberio per screditarlo. Lo dipinsero come un rivoluzionario che voleva una redistribuzione totale delle terre per sconvolgere l'assetto dello Stato.
Nessuno osava opporsi pubblicamente a Tiberio, perché la situazione era palesemente iniqua. Però, quando si trattò di votare la riforma, i ricchi sabotarono la votazione e portarono letteralmente via le urne.
Dopo varie vicissitudini, passò una riforma della legge agraria, ma i ricchi decisero di vendicarsi. Durante un'assemblea pubblica alla quale partecipava anche Tiberio, alcuni senatori romani, assieme ai loro lacchè e alle loro scorte, armati di bastoni e pietre, assalirono i partecipanti e ne uccisero circa 300. Tra questi c'era anche Tiberio.
Una definizione di élite
élite /e'lit/ s.f.inv. [dal fr. élite, propr. “scelta”, der. di élire “scegliere”] Ristretto gruppo di persone che si distingue per superiorità culturale, posizione economica o sociale.
Negli ultimi anni, in Italia e in buona parte dell'Europa occidentale, si criticano ferocemente i movimenti populisti di destra e di sinistra: descritti come ignoranti, poco istruiti, fuori dai circoli mediatici "ufficiali" e con poche esperienze internazionali. Dal Portogallo alla Polonia, dalla Finlandia alla Grecia, i populisti sembrano essere diventati il male assoluto.
Tuttavia, definire "populista" il proprio avversario politico potrebbe rivelarsi un boomerang elettorale. Infatti, il contrario di "populista" è "elitista" e, in un sistema liberal-democratico a suffragio universale, è molto difficile raccogliere voti proponendosi come difensori delle élite.
Peraltro, la teoria delle élite è un prodotto intellettuale tutto italiano, che ha tra i suoi padri Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto. Questi concepivano solo due classi di persone nella storia dell'umanità: la classe dei governanti e quella dei governati. Non erano immaginabili sistemi diversi di organizzazione della società.
I governanti sono meno numerosi, svolgono tutte le funzioni politiche, ricoprono gli incarichi pubblici e godono dei vantaggi che ne conseguono.
I governati, invece, sono più numerosi, vengono diretti in modo più o meno legale, arbitrario o violento, e forniscono ai primi i mezzi materiali di sussistenza.
Una delle armi principali dei governanti è l'organizzazione. Per Gaetano Mosca, qualsiasi minoranza organizzata è irresistibile per ogni individuo della maggioranza disorganizzata: "Cento, che agiscano sempre di concerto e d'intesa gli uni cogli altri, trionferanno su mille presi ad uno ad uno e che non avranno alcun accordo fra loro4"
Le élite si distinguono dalla massa perché possiedono qualità (vere o presunte) che conferiscono una superiorità materiale, intellettuale o morale. Può essere la ricchezza, l'intelligenza o la forza. Secondo Pareto, fa parte dell'élite11:
Chi ha conquistato la ricchezza (nei popoli commercianti);
Chi ha ottenuto successi militari (nei popoli bellicosi);
Chi ha messo a frutto il proprio spirito di intrigo (nelle aristocrazie e democrazie);
Chi ha conquistato la dignità ecclesiastica (nel Medioevo).
Italia
Professori al governo
L'élite italiana ha avuto un'occasione d'oro per governare applicando le ricette "giuste", approvate dai loro pari a livello internazionale. Nel 2011, di fronte a una crisi di credibilità senza precedenti, il Parlamento affidò il Paese a un governo di "tecnici": professori universitari ed esperti.
Poiché l'Europa e l'Italia fronteggiavano la crisi economica più profonda dal 1929, fu scelto come Presidente del Consiglio e Ministro dell'Economia Mario Monti. Altri ruoli chiave furono assegnati a professori (come Elsa Fornero al Lavoro), diplomatici e prefetti.
Questo governo, espressione di un'élite non solo accademica, doveva approvare riforme impopolari che la politica temeva. Quelle riforme evidenziarono un problema classico: ciò che l'élite considerava "problema" non coincideva con la percezione della gente comune. La visione del mondo dell'élite, ritenuta l'unica corretta dai suoi membri, si scontrò con la realtà.
Mario Monti, in un suo intervento al Parlamento Europeo, interrotto da un eurodeputato britannico sostenne che: "solamente una cultura insulare molto superficiale può ritenere ingenuamente che integrazione significhi un super Stato"5. In un'altra occasione consigliò a un leader politico di "silenziare le frange estreme del suo partito"6. Tutti dovevano allinearsi alla visione "giusta".
Il distacco emotivo fu evidente in alcune dichiarazioni infelici. La Ministra Elsa Fornero, docente universitaria, dichiarò: "I giovani escono dalla scuola e devono trovare un'occupazione, devono anche non essere troppo choosy (schizzinosi)"7. Similmente, il viceministro Michel Martone affermò: "Dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato"8 .
Mondo
L’uomo di Davos
Questo atteggiamento, che a volte appare sprezzante, non è un caso isolato. L'élite internazionale condivide una visione del mondo molto diversa da quella della popolazione. Questa era la tesi di Samuel Huntington, storico direttore del Centro per gli Affari Internazionali di Harvard (dunque, non certo un populista).
Mentre il pubblico generale si preoccupa della sicurezza fisica, sociale e della continuità della propria identità culturale, le élite hanno altre priorità. La classe dirigente globale si preoccupa "della partecipazione all'economia globale, di supportare il commercio internazionale, di rafforzare le istituzioni sovranazionali"9.
L'élite nutre legami tenui verso il proprio paese d'origine. I suoi membri lavorano per multinazionali, ONG o grandi enti, e possiedono abilità tecniche che permettono loro di vivere ovunque. Questa élite è il frutto del successo dell'economia globale: è il cosiddetto "Uomo di Davos" (dal nome della città svizzera dove ogni anno si riunisce il World Economic Forum), il "Cosmocrate" o "Colletto d'oro".
A parte la politica, chi decide di operare solo a livello nazionale resta indietro e ha meno possibilità di entrare nell'élite. Come nota Huntington (citando Castells): "Le élite sono internazionali, i popoli sono locali10". Far parte di questo mondo transnazionale è un privilegio riservato a una minoranza nei paesi industrializzati e a un "manipolo" di persone in quelli in via di sviluppo.
Chi sono
Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.
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Note
1 Plutarco. (2012). [1,1-7] Vite parallele. Vol. IV. 2013. UTET.
2 Treccani. Indirizzo: https://www.treccani.it/enciclopedia/tribuno-della-plebe/. Consultato il 25.01.2026
3 Plutarco ibidem [8,1]
4 Mosca, G. (s.d.). Elementi di scienza politica.
5 Repubblica.it. Monti riprende l'eurodeputato in inglese poi l'acclamazione. Indirizzo: https://www.repubblica.it/dossier/esteri/crisi-euro-merkozy/2012/02/15/video/monti_riprende_leurodeputato_in_inglese_poi_lacclamazione-423058812/. Consultato il 25.01.2026
6 Repubblica.it. Monti a Bersani: "Silenzi le ali estreme". Il leader Pd: "Non chiudo la bocca a nessuno". Indirizzo: https://www.repubblica.it/politica/2013/01/03/news/monti_a_bersani_tagliare_le_ali_estreme_sarebbe_una_buona_cosa-49842844/
7 Repubblica.it. Fornero: "I giovani non devono essere troppo 'choosy"'. https://www.repubblica.it/dossier/economia/articolo-18/2012/10/22/video/fornero_i_giovani_non_devono_essere_troppo_choosy-422661693/. Consultato il 25.01.2026
8 Il Fatto Quotidiano. “A 28 anni non sei laureato? Sfigato”. Parola del viceministro Michel Martone. https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/24/anni-laureato-sfigato-parola-viceministro-michel-martone/186094/. Consultato il 25.01.2026
9 Huntington, S. P. (2004). Dead Souls: The Denationalization of the American Elite. The National Interest, 75, 5–18.
10 Huntington ibidem
11 Gaetano Mosca, V. P. (2016). Élites—Le illusioni della democrazia. Circolo Proudhon.

