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Bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due applicazioni pratiche: una che riguarda l’Italia e l'altra che guarda al mondo.

In questo numero parleremo di ridefinire il politico. Partiamo dalla storia di Dagwood Bumstead per capire cosa c'entra con il femminismo e con la ridefinizione di ciò che è politico. Proseguiamo con l'esempio, la fermezza e la lucidità che mostrò a metà degli anni '60 Franca Viola, una donna siciliana. Concludiamo con il giorno libero delle donne islandesi.

Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, per la politica!

La citazione

Quando un gruppo domina un altro, il rapporto tra i due è politico. Quando un simile assetto si prolunga nel tempo, esso sviluppa un’ideologia (feudalesimo, razzismo, ecc.). Tutte le civiltà storiche sono patriarcali: la loro ideologia è la supremazia maschile.

Ai gruppi oppressi vengono negati l’accesso all’istruzione, l’indipendenza economica, il potere delle cariche pubbliche, la rappresentanza, un’immagine di dignità e di rispetto di sé, l’uguaglianza di status e il riconoscimento come esseri umani.

Nel corso della storia alle donne sono stati sistematicamente negati tutti questi elementi e la loro negazione oggi, pur attenuata e parziale, resta comunque coerente. L’istruzione loro consentita è deliberatamente progettata per essere inferiore, ed esse vengono sistematicamente allontanate ed escluse dalle forme di conoscenza in cui oggi risiede il potere – per esempio nella scienza e nella tecnologia. Sono confinate in condizioni di dipendenza economica fondate sulla vendita della loro sessualità nel matrimonio o in varie forme di prostituzione. Il lavoro su una base di indipendenza economica consente loro soltanto un livello di vita di sussistenza – spesso nemmeno quello. Non ricoprono cariche pubbliche, non sono rappresentate in posizioni di potere e l’autorità è loro preclusa.

L’immagine delle donne promossa dai media culturali, alti e bassi, ieri come oggi, è quella di un’esistenza marginale e umiliante, esterna alla condizione umana, che viene definita come prerogativa dell’uomo, del maschio.

La politica del sesso: un manifesto per la rivoluzione - Kate Millett

La parola

Ridefinire il politico

Negli anni '30 del 1900, Dagwood Bumstead faceva una vita tutto sommato tranquilla. Lavorava come impiegato in un'impresa di costruzioni e aveva da poco sposato Blondie, viveva con lei, i suoi due figli e il loro cane.

La vita di Dagwood era abbastanza ordinaria, cercava di barcamenarsi con tutti i problemi tipici di un uomo degli anni '30: venditori porta a porta, commessi dei negozi maleducati, il postino che gli sta tra i piedi mentre esce di casa e ovviamente il suo capo.

Blondie, la moglie di Dagwood, era una flapper: una ragazza diventata donna da poco che, per gli standard del mondo anglosassone, si truccava troppo, fumava, beveva alcol e si abbandonava a comportamenti moralmente discutibili per l'epoca.

Dagwood amava Blondie più di ogni altra cosa: per poterla sposare aveva rinunciato alla sua eredità; la sua famiglia l'aveva estromesso perché riteneva che Blondie venisse da una classe inferiore. A Dagwood piacevano molto anche i suoi figli, i sonnellini sul divano, i lunghi bagni e il "Dagwood Sandwich": un panino a più strati con sopra un'oliva infilzata in uno stecchino.

In realtà, Dagwood è il co-protagonista di una striscia a fumetti americana pubblicata dal 1930 in poi, che prende il nome da sua moglie: Blondie, appunto. È un personaggio molto popolare e divertente negli Stati Uniti e rappresenta l'archetipo del marito succube, cioè tutto il contrario di come un uomo "dovrebbe essere". 

Un membro della classe dominante, un padre di famiglia dovrebbe essere autonomo e, soprattutto negli anni '30 del Novecento, comandare la propria moglie. Dagwood invece è esposto allo scherno, anche se compassionevole, perché è troppo umano e incapace di governare. Suscita empatia perché anche gli altri uomini sanno quanto è complicato e gravoso mantenere la facciata di superiorità nei confronti del mondo esterno1.

Considerare il maschio come vittima ha una funzione politica: serve a negare e ammorbidire il dominio degli uomini sulle donne. La storia e la letteratura sono piene di esempi utili a questo fine: la rappresentazione della donna come tentatrice (Eva che induce Adamo a peccare), la teoria della donna come "castratrice" dei comportamenti maschili e così via.

Queste narrazioni sono funzionali alla "politica dei sessi"2 che usa categorie stereotipate per plasmare gli esseri umani, e si basa sui bisogni e sui valori dei dominanti. Nello specifico i valori che forgiano la società sono tipici dell'uomo: l'aggressività, l'attività intellettuale, la forza e l'efficienza. Gli altri valori sono quelli attribuiti alle donne: passività, ignoranza, docilità, virtù e impotenza.

Una definizione di “ridefinire il politico”

Ridefinire il politico significa allargarne l'ambito e includervi ciò che ha a che fare con le relazioni di potere, con il dominio di una parte sull'altra, dei governanti sui governati. Ridefinire il politico può significare includervi anche temi che, fino a un dato momento, erano considerati personali; questi possono avere soluzioni esclusivamente familiari, che hanno a che fare con la sfera privata. Mentre quando i temi diventano politici, suscitano dibattiti e discussioni e possono addirittura ispirare decisioni pubbliche. 

I temi personali riguardano gli individui, quelli politici abbracciano tutta la collettività.

Questa linea di pensiero può apparire molto teorica, ma in realtà nasce dai problemi concreti di un gruppo di persone riunite nel "Southern Conference Educational Fund" (SCEF). Alla fine degli anni '60, la SCEF era un'organizzazione che promuoveva la giustizia sociale e i diritti civili nel sud degli Stati Uniti.

Alcune donne che facevano parte della SCEF si confrontavano su vari temi, tra cui i salari, la cura dei figli, il lavoro domestico, il corpo, l'apparenza fisica e l'aborto. C'è chi aveva posizioni molto polemiche su questi incontri: li riteneva sessioni di terapia di gruppo e non incontri politici.

Per rispondere a questa obiezione, Carol Hanisch scrisse Il personale è politico3, un saggio in cui ribadiva la natura politica di quegli incontri, che servivano ad allargare ciò che rientra nell'ambito politico. La cura della casa, dei figli e il sesso sono questioni condizionate dalle relazioni di potere tra uomini e donne e per questo hanno a che fare con la politica, non con l'intimità domestica; né tantomeno potevano essere considerate "terapia", cioè processi per "guarire da qualcosa".

Partecipare a quegli incontri non risolveva problemi personali, ma serviva a capire come, in realtà, questi fossero problemi politici. Per affrontarli erano necessarie azioni e soluzioni collettive e non sessioni di terapia.

Italia

Franca Viola

Le donne americane parte della SCEF affrontarono i loro problemi in maniera collettiva; in Italia, invece, una singola persona ha incarnato la strenua volontà di ridefinire il politico e di cambiare le leggi attraverso la propria storia.

All'inizio degli anni '60 ad Alcamo, in provincia di Trapani, si stava affermando una piccola classe di proprietari terrieri e, tra questi, c'era la famiglia di Franca Viola4 una ragazzina di appena quindici anni.

Bernardo Viola, il padre di Franca, accettò il fidanzamento con Filippo Melodia, un giovane che apparteneva a una famiglia benestante e mafiosa. Filippo era una testa calda e venne accusato di furto e di far parte di un'organizzazione mafiosa, per questo il padre di Franca decise di rompere il fidanzamento.

Melodia scappò in Germania per poi tornare nel nostro paese. Dopo un periodo di reclusione, si vendicò contro il padre di Franca: gli bruciò la casa di campagna, ne distrusse il vigneto e rovinò la sua coltivazione di pomodori. Nonostante ciò Bernardo tornò sui suoi passi5.

Non contento delle razzie, Filippo organizzò un assalto alla casa dei Viola con alcuni suoi amici. Irruppe in casa devastando tutto, picchiò selvaggiamente la mamma di Franca e la rapì assieme al suo fratellino di otto anni. Franca fu tenuta in ostaggio e a digiuno per svariati giorni. Dopo circa una settimana Filippo la violentò mentre era in uno stato di semi-incoscienza. Quando la polizia rintracciò il rifugio e liberò la giovane, Melodia credette di poter fare affidamento sul "matrimonio riparatore" che, secondo la legge italiana, scagionava lo stupratore che sposava la vittima e salvava "l'onore" di questa.

Infatti, la legge italiana dell'epoca  classificava lo stupro come un delitto contro la moralità pubblica e il buon costume. Questa classificazione non era un dettaglio, perché per lo Stato lo stupro restava qualcosa di privato, in quanto l'offesa non era effettuata nei confronti della donna, ma nei confronti dell'ordine morale della comunità.

Franca Viola però si oppose al rimedio del matrimonio riparatore che avrebbe "salvato" il suo onore e la vita di Filippo Melodia e sostenne:

«Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce6».

Melodia fu condannato a 10 anni di carcere, da scontare a Modena. Quando uscì, venne ucciso da ignoti. 

L'articolo 544 del codice penale, quello del "Matrimonio riparatore" sarà abrogato nel 1981 e solo nel 1996 lo stupro passa da reato «contro la morale» a un reato «contro la persona».7

Franca Viola si sposò nel 1968 con un suo compaesano ed ebbe due figli. Il Presidente della Repubblica Saragat inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani.

Franca Viola testimoniò con il suo esempio, la coerenza e la fermezza che la politica e il diritto dovevano cambiare.

Mondo

Il giorno libero delle donne

Qualche anno dopo gli eventi tragici di Franca Viola, all'estremo nord dell'Europa, le donne islandesi misero alla prova le pratiche, le leggi e il ruolo che la società aveva pensato per loro.

Nel 1975, l'Organizzazione delle Nazioni Unite aveva dichiarato che quello sarebbe stato "l'anno delle donne"; a partire da allora, l'8 marzo diventò il giorno internazionale della donna.

Il movimento islandese di liberazione delle donne, che si ispirava a quello americano del Redstockings, colse l'occasione per organizzare eventi e manifestazioni a supporto della loro causa. Tra questi ci fu uno sciopero generale, in islandese Kvennafrídagurinn, ovvero "il giorno libero delle donne".

Come in molti altri Stati prima e dopo il 1975, le donne islandesi svolgevano la stragrande maggioranza del lavoro domestico e di cura; quelle che riuscivano a lavorare, invece, guadagnavano circa il 60% in meno dei loro colleghi maschi8.

Il "giorno libero delle donne" aveva due obiettivi: sottolineare l'importanza e il loro ruolo nel portare avanti il lavoro domestico e di cura, non retribuito; ed evidenziare che le lavoratrici dovevano sottostare a condizioni molto peggiori rispetto ai loro colleghi maschi.

La data dello sciopero fu il 24 ottobre del 1975. Su un'isola che contava circa 220.000 persone la promozione dell'evento fu capillare: aderì circa il 90% delle islandesi. In quella giornata non si sarebbero occupate né dei figli, né del lavoro domestico, né sarebbero andate al lavoro.

I datori di lavoro si prepararono ad accogliere i padri con i rispettivi bambini che, in alternativa, sarebbero rimasti a casa senza cure. Numerosi servizi furono interrotti: quelli telefonici; la pubblicazione dei giornali, perché le lavoratrici erano prevalentemente donne; i teatri e le scuole lavorarono a singhiozzo a causa degli scioperi di attrici e insegnanti; molti aerei non partirono, data l'adesione alla manifestazione da parte delle assistenti di volo; i quadri e i dirigenti delle banche lavorarono come cassieri, per sostituire le loro colleghe.

Il giorno successivo i media islandesi parlarono solo del "giorno libero delle donne", della manifestazione a Reykjavík, la capitale islandese, e degli ingorghi che aveva causato il corteo di 25.000 persone.

Il Kvennafrídagurinn "ridefinì il politico": il lavoro domestico e la cura dei figli non potevano essere più considerati come aspetti "privati", almeno nella società; l'anno successivo l'Islanda approvò una legge sulla parità di genere; nel 1980, fu il primo Stato democratico a eleggere come presidente una donna, Vigdís Finnbogadóttir, largamente appoggiata dalle femministe islandesi.

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1 Millett, Kate. Theory of Sexual Politics. Capitolo 2 di “Sexual Politics”. 1970. Indirizzo: https://www.marxists.org/subject/women/authors/millett-kate/theory.htm. Consultato il 29.01.2026.

2 Millet, Kate. Sexual Politics: A Manifesto for Revolution by Kate Millett. Indirizzo: https://www.marxists.org/subject/women/authors/millett-kate/manifesto.htm. Consultato il 29.01.2026.

3 Hanisch, Carol. The personal is political. Indirizzo: https://www.carolhanisch.org/CHwritings/PIP.html. Consultato il 02.01.2026

4 Wikipedia, voce Franca Viola. Indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Viola. Consultato il 01.02.2026.

5 Enciclopedia delle donne. Indirizzo: https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/franca-viola/. Consultato il 01.02.2026

6 Clara Archibugi. Contro il disonore. Indirizzo: https://ilmanifesto.it/contro-il-disonore. Consultato il 01.02.2026.

7 Maria Rita Cattani in Contro la violenza sessuale. Un reato odioso, lungamente sottovalutato. Pearson. Indirizzo: https://it.pearson.com/content/dam/region-core/italy/pearson-italy/pdf/diritto-economia/area-giuridico-economica/proposte-didattiche/approfondimenti/Paramond-aprile2022-05-Articolo-Cattani-violenza-sessuale.pdf. Consultato il 01.02.2026

8 Global Nonviolent Action Database. Indirizzo: https://nvdatabase.swarthmore.edu/content/icelandic-women-strike-economic-and-social-equality-1975. Consultato il 01.02.2026

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