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Bentornati su "Minuti di Politica", la newsletter che in ogni numero racconta un concetto politico e il suo impatto sulla realtà, con un linguaggio semplice e senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica” si apre con un aneddoto per introdurre il concetto politico, prosegue con una definizione chiara e si chiude con due applicazioni pratiche: una che riguarda l’Italia e l'altra che guarda al mondo.

In questo numero parleremo di individualismo. Cominciamo questo numero parlando di un episodio in cui un semplice monaco si trovò davanti a Carlo V, Sacro Romano Imperatore Germanico. Proseguiamo parlando di un giovane italiano, antifascista e liberale: Pietro Gobetti. Chiudiamo con le dichiarazioni infuocate della "Lady di Ferro" inglese, Margaret Thatcher, che riprendevano la concezione originaria di individualismo.

Buona lettura e grazie a chi ha deciso di dedicare anche pochi minuti, ben spesi, per la politica!

La citazione

Se si considerasse il libero sviluppo dell'individualità come uno dei principi essenziali del benessere, se lo si tenesse non in conto di un elemento che si coordina con tutto quanto vien designato dalle parole d'incivilimento, di istruzione, di educazione, di coltura, ma bensì in conto di una parte necessaria e d'una condizione perché tutte queste cose si ottengano, non vi sarebbe pericolo che la libertà non fosse stimata al suo giusto valore; non si troverebbero delle difficoltà enormi a tracciare la linea di demarcazione tra essa e la sorveglianza sociale. Ma, pur troppo, alla spontaneità individuale si riconosce soltanto, ed a fatica, qualche poco di valore intrinseco.

John Stuart Mill - La Libertà

La parola

Individualismo

Un ristretto gruppo di persone era appena entrato nella cittadina tedesca di Worms; il loro capo, Martin Lutero, avanzava a bordo di un carro a due ruote. Un araldo imperiale precedeva la compagnia e la guidò attraverso una folla di circa duemila persone che li attendeva.

Il giorno dopo, il 16 aprile del 1521, l'araldo guidò Martin Lutero davanti a Carlo V, il Sacro Romano Imperatore, sul cui impero "non tramontava mai il sole”; nella sala c'erano anche i principi elettori.

C'era da essere intimoriti. L'imperatore Carlo era l'erede di una serie di sovrani cattolici e discendente della casa Asburgo che regnava sull'Europa e aveva possedimenti anche in America. Davanti a lui, c'era un semplice monaco, figlio di un minatore che aveva come solo sostegno la sua fede nella parola di Dio.

Lo stesso Lutero, probabilmente, avvertiva il contrasto e tuttavia non era intimorito: sia lui che l'imperatore erano considerati uguali davanti a Dio e avrebbero dovuto rispondere solo a lui.

Un funzionario dell'arcivescovo di Treviri gli mostrò una pila di libri che aveva scritto e gli chiese conferma che fossero i suoi. Sottovoce Lutero disse: "Questi libri sono tutti miei, e ne ho scritti altri". Forse il funzionario lo volle aiutare dicendo: "Li difendi tutti o ce ne sono alcuni che rinnegheresti?".

Lutero chiese più tempo: dire troppo o troppo poco sarebbe stato pericoloso. Avrebbe dovuto pensare alla risposta. Carlo V gli concesse ancora un giorno: il 18 aprile 1521 Lutero avrebbe esposto la sua posizione davanti alla sessione plenaria della dieta, l'assemblea che riuniva l'imperatore e i maggiori principi dell'Impero.

Davanti a quella adunata, Martin Lutero disse1:

“[...] Ieri mi avete chiesto se i libri fossero stati scritti da me e se volessi ripudiarli. Li ho scritti tutti io, ma per quanto riguarda la seconda domanda, non sono tutti uguali. Alcuni trattano della fede e della vita in modo così semplice ed evangelico che i miei stessi nemici sono costretti a considerarli degni di lettura cristiana[...]. 

Una seconda categoria delle mie opere, invece, si scaglia contro la desolazione del mondo cristiano innescata dalla vita malvagia e dall'insegnamento dei papisti. Chi può negarlo, quando le lamentele universali testimoniano che, a causa delle leggi dei papi, le coscienze degli uomini sono tormentate? 

Una terza categoria riporta attacchi a singole persone. Confesso di essere stato più aspro di quanto si addica alla mia professione: tuttavia vengo giudicato non sulla mia vita, ma sull'insegnamento di Cristo, e non posso rinnegare neanche queste opere[...]. Dico ciò non per rimproverare, ma perché non posso sottrarmi al mio dovere verso i miei tedeschi. Ho parlato".

Il funzionario, lo stesso che il giorno prima l'aveva incalzato, disse: "Martin, come puoi presumere di essere l'unico a comprendere il senso della Scrittura? Vorresti porre il tuo giudizio al di sopra di quello di tanti uomini illustri e pretendere di saperne più di tutti loro?

Ti chiedo, Martin — rispondi sinceramente e fuori dai denti — ripudi o no i tuoi libri e gli errori che contengono?"

E Lutero rispose:

"A meno che non sia obbligato dalla Scrittura e dalla ragione, non accetto l'autorità dei papi e dei concili, poiché essi si sono contraddetti a vicenda; la mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. [...] Qui sto, non posso fare altrimenti2”.

Una definizione di Individualismo

1a. tendenza a sostenere e a far prevalere le esigenze individuali rispetto a quelle collettive

1b. estens., atteggiamento di chi prepone i propri interessi e le proprie esigenze a quelle altrui: il tuo individualismo ti rende insensibile alle esigenze altrui | atteggiamento di distacco e di indipendenza di un singolo nei confronti della comunità o del gruppo di cui fa parte.


2. TS filos. teoria che sostiene l’irrinunciabile valore dell’individuo e delle sue scelte di fronte alla società e allo stato

Con Martin Lutero, la “coscienza individuale” viene prima dell’autorità collettiva, cioè della Chiesa e dell’Impero: se ciascuno è responsabile della propria anima, dev’essere libero di scegliere la propria vita.

L'individualismo spinge ogni singolo cittadino a separarsi dalla massa dei suoi simili e a restare in disparte con la sua famiglia e i suoi amici. In questo modo, il cittadino, dopo aver creato la propria piccola comunità, abbandona la grande società3.

La teoria e la forza dell'individualismo nascono dal presupposto che ogni individuo ha due "padroni"4: il dolore e il piacere. Entrambi determinano sia quello che dovremmo fare che quello che faremo, ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Dolore e piacere sono alla base del principio di utilità, che ci aiuta a identificare i pro e i contro di ogni decisione5.

Quando decidiamo, quando intraprendiamo una qualunque azione, calcoliamo se aumenterà o diminuirà la nostra felicità, cioè se la nostra azione produrrà benefici, vantaggi e piaceri. Questo calcolo vale sia per le nostre singole azioni che per i provvedimenti di governo.

Il principio di utilità scardina "l'interesse della comunità", un'espressione generica, vaga e imprecisa, almeno secondo Jeremy Bentham. Nei rari casi in cui ha un significato, la comunità rappresenta un corpo fittizio composto dalle singole persone considerate come le sue membra. In questa prospettiva, molto affascinante per il suo rigore logico, la comunità è la somma degli interessi dei vari membri che la compongono.

L'applicazione brutale del principio di utilità rende vana l'idea di comunità: ciò che conta sono gli interessi degli individui. Un'azione che rispetta il principio di utilità alimenta i piaceri di un individuo oppure riduce la somma totale dei suoi dolori. A livello politico, un'azione è conforme al principio di utilità quando contribuisce ad aumentare la felicità della comunità, più che a diminuirla.

Italia

La rivoluzione liberale

Nel 1922, Vittorio Emanuele III diede a Benito Mussolini l'incarico di formare il governo. Qualche mese prima un ventunenne, figlio di due droghieri, il torinese Pietro Gobetti, fondò una rivista: "La Rivoluzione Liberale"6.

Torino, in quegli anni, era un laboratorio politico di prim'ordine: c'era la FIAT, l'occupazione delle fabbriche, giornali e le riviste politico-letterarie, tra cui, appunto "La Rivoluzione Liberale".

Nell'Italia fascista, Gobetti decise di fare non solo l'editore, ma l'editore critico del fascismo. Per questo, Mussolini decise di arginare i suoi sforzi con tutti i mezzi possibili: con le buone ma anche e soprattutto con le cattive.

Nello stesso periodo in cui avvenne il delitto Matteotti, a giugno del 1924, Mussolini scrisse al prefetto di Torino e gli chiese di rendere "impossibile la vita” a Gobetti “questo insulso oppositore di governo e del fascismo".

Da quel momento in poi, l'attività di Gobetti divenne impossibile: subiva minacce, perquisizioni, i numeri delle sue riviste venivano sequestrati e la sua stessa incolumità veniva messa in pericolo dai pestaggi delle squadracce fasciste. Nell'autunno del 1925, "La Rivoluzione Liberale" cessa le pubblicazioni per "attività nettamente antinazionali".7 Gobetti morirà l'anno successivo, anche per i danni subiti dopo i pestaggi fascisti.

L'opposizione di Gobetti al fascismo non partiva da posizioni marxiste o socialiste, ma da un approccio politico-economico liberale e individualista. Criticava il fatto che, dopo l'unità d'Italia, non ci fosse stata alcuna svolta liberale decisa, né ad opera dei conservatori, né ad opera degli industriali.

L'individualismo dei conservatori avrebbe potuto giocare una "funzione moderna, indirettamente liberale" per il nuovo Stato italiano: valorizzare il rispetto alla legge, l'esigenza di difendere la sicurezza pubblica e il culto delle tradizioni. L'individualismo austero dei conservatori poteva essere il motore della modernizzazione agricola, contro il capitalismo improvvisato degli industriali dilettanti e il parassitismo burocratico8 . Non avvenne nulla di tutto ciò.

Oltre ai conservatori, anche le avanguardie industriali del Nord erano rimaste immobili e rinnegavano il programma di individualismo e di liberismo. L'economia del Nord nasceva come industria protetta, cosa che la condannava a un futuro misero. Gobetti pensava che una vita economica spregiudicata, ma non avventurosa9, avrebbe potuto alimentare la passione e la coscienza di libertà e di iniziativa e sarebbe stata capace di esaltare gli industriali, anche di fronte agli imprevisti.

Industriali del Nord e latifondisti del Sud, protetti dalle finanze dello Stato, decisero di sfruttare la necessità di operai e contadini che cercavano mezzi di sussistenza. Questo patto scellerato sacrificava l'individualismo con la "morale della solidarietà, una specie di calcolata complicità nel parassitismo10".

Mondo

Lotta ai minatori

Margaret Thatcher vinse le elezioni nel Regno Unito promettendo di frenare il potere dei sindacati, che dimostrarono la capacità di paralizzare il paese durante sei settimane di scioperi nell'inverno del 1978-79. 

I suoi governi approvarono misure per indebolire i sindacati, la loro capacità di organizzarsi e di decidere gli scioperi. Nel 1984 il Sindacato Nazionale dei Minatori (National Union of Mineworkers) iniziò uno sciopero a livello nazionale per impedire la chiusura di 20 miniere di carbone che il governo riteneva improduttive.

L'astensione dal lavoro, che durò quasi un anno, divenne presto emblematica della lotta per il potere tra il governo conservatore e il movimento sindacale. Thatcher rifiutò fermamente di accogliere le richieste del sindacato e, alla fine, ebbe la meglio; i minatori tornarono al lavoro senza aver ottenuto una sola concessione.

Margaret Thatcher intendeva l'individualismo in senso classico; si rifaceva alla concezione di Bentham per spiegare i comportamenti dell'individuo e della presunta "comunità". Era il principio di utilità, con le sue concezioni di piacere e dolore, a determinare i comportamenti degli uomini.

Giovedì 11 giugno 1987, Margaret Thatcher, la "lady di ferro", vinse per la terza volta le elezioni, con quasi 150 deputati in più rispetto al secondo partito11. Qualche mese dopo rilasciò un'intervista a Woman's Own sia sul passato che sulla visione futura della Gran Bretagna.

Il giornalista le chiese se dopo gli anni del suo governo, che avevano messo al centro la concorrenza e la libera impresa, ritenesse che ci fosse una correlazione, tra l'aumento dei divorzi, il raddoppio degli aborti e l'aumento dell'avidità.

La prima ministra rispose così12:

"No, non va affatto di pari passo con l'avidità". E parlando di figli che erano riusciti, grazie al loro successo, a pagare vacanze ai genitori anziani, aggiunse:

"Ora, non avrebbero potuto farlo se non avessero lavorato sodo per uno stipendio più alto e, sì, per il denaro. Non c'è niente di male nel farlo. È questo il grande motore, la forza motrice della vita. Non c'è niente di male nell'avere molti più soldi. [...] Penso che abbiamo attraversato un periodo in cui a troppi bambini e persone è stato fatto capire: Ho un problema, è compito del governo occuparsene! oppure Ho un problema, andrò a chiedere un sussidio per affrontarlo! Sono un senzatetto, il governo deve darmi una casa! e così riversano i loro problemi sulla società, ma chi è la società? Non esiste una cosa del genere! Ci sono singoli uomini e donne e ci sono le famiglie, e nessun governo può fare nulla se non attraverso le persone, e le persone guardano prima a se stesse".

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1 La ricostruzione dell'aneddoto e i dialoghi sono ripresi da Bainton, R. (2013). Here I Stand - A Life Of Martin Luther. Read Books Ltd. La traduzione dei dialoghi è stata effettuata tramite Gemini.

2 Solo alcune versioni riportano questa affermazione.

3 Bentham, J. (2013). Introduzione ai principi della morale e della legislazione. DEAGOSTINI LIBRI.

4 Ibidem

5 Ibidem

6 Gobetti, P. Resistere al fascismo. Garzanti Classici.

7 Ibidem

8 Gobetti, P. La rivoluzione liberale. Passerino.

9 Ibidem

10 Ibidem

11 Wikipedia. Voce: 1987 United Kingdom general election. https://en.wikipedia.org/wiki/1987_United_Kingdom_general_election. Consultato 22/02/2026.

12 Il testo dell’intervista si può trovare sul sito della fondazione Margaret Thatcher: https://www.margaretthatcher.org/document/106689. Consultato 22/02/2026. La traduzione è stata fatta da Gemini.

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