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questa è "Minuti di Politica", la newsletter che ogni settimana prova a spiegare un concetto politico e a mostrarne le conseguenze nella realtà di oggi — con un linguaggio semplice, ma senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica” segue sempre la stessa struttura: una citazione per introdurre l'argomento, la parola - un concetto per cominciare, poi l’Italia e infine il mondo.

In questo numero parleremo di povertà: partiremo dalle condizioni di miseria dell'Italia dopo la Prima guerra mondiale e dai movimenti che chiedevano migliori condizioni di vita. Passeremo alla definizione come incapacitazione e mancanza di libertà. In Italia, vedremo come il pensiero del "principe degli economisti" si incanala in una corrente che accosta povertà e colpa. Infine, due professori americani, esplorano il rapporto tra scarsità, “larghezza di banda” e povertà.

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(Come sempre, pochi minuti ben spesi in politica.)

La citazione

Chi è schiavo del bisogno sarà sempre schiavo di qualcuno e quindi non sarà mai un cittadino libero. Se tu vuoi fare un vero cittadino libero, devi fare in modo che possa vivere dignitosamente del suo lavoro, non elemosinarlo [...], avere una casa confortevole dove possa trovare il riposo dopo la sua fatica di ogni giorno, poter coltivare la sua mente, poter studiare.

Vi sono nella classe operaia e nella classe contadina dei giovani che hanno una intelligenza naturale che gli ha dato Madre Natura, mentre invece nella classe borghese e in coloro che hanno denaro vi sono dei figli che sono dei cretini.

Sandro Pertini a Urbino incontra gli studenti universitari

La parola

Povertà

Nonostante uscisse vincitrice dalla prima guerra mondiale, l'Italia si trovò ad affrontare i problemi politici, sociali ed economici che il conflitto aveva causato. Era una situazione diffusa tra i diversi Stati coinvolti nel conflitto, eppure le tensioni economiche si rivelarono più dirompenti nel nostro Paese.

Come un pozzo senza fondo, la guerra aveva inghiottito enormi quantità di risorse: le spese erano state il doppio del prodotto interno lordo (PIL). I governi avevano aumentato le tasse, fatto appello ai risparmiatori patrioti per finanziare la spesa e, infine, chiesto cospicui prestiti ad altri Stati, tra cui gli Stati Uniti1. In tutto questo, in Italia i prezzi erano aumentati di due volte e mezzo tra il 1915 e il 1918.

Gli operai scioperavano per ottenere aumenti salariali; i braccianti agricoli della Val Padana, pagati a giornata, partecipavano alle lotte riuniti in "leghe rosse", mentre quelli dell'Italia centrale lo facevano attraverso le "leghe bianche" cattoliche. Al Centro-Sud, i contadini poveri, spesso reduci di guerra, occupavano le campagne incolte.

La guerra aveva riempito l'Europa e l'Italia di miseria e le aveva assuefatte alla violenza2. Tra l'estate e l'autunno del 1920, gli operai metalmeccanici organizzarono scioperi contro il carovita. La Federazione Impiegati Operai Metallurgici (FIOM), la categoria più compatta e combattiva del sindacato, presentò una vertenza agli industriali. Tra le richieste c'era quella di aumentare i salari per scappare dalla miseria.

A settembre, la tensione era altissima: il Prefetto di Milano aveva sconsigliato agli industriali di reagire in maniera scomposta alle richieste degli operai3 . Il consiglio rimase inascoltato; infatti, l'Alfa Romeo rispose alle richieste sindacali chiudendo gli stabilimenti (questa tecnicamente era una "serrata").

La reazione degli operai non si fece attendere. Nei primi giorni del mese, 400 mila operai presero il controllo degli stabilimenti metallurgici e meccanici del Nord, innalzarono le bandiere rosse sui tetti delle officine e le misero sotto scorta dei servizi armati di vigilanza (le “guardie rosse”).

Una definizione di povertà

Povertà: stato di chi versa in condizioni di grave disagio economico, di ristrettezza: cadere in povertà, la povertà di un villaggio, viveva in povertà4.

Esistono varie misure della povertà. Per la Banca Mondiale5, nel 2025 la soglia di povertà estrema è quella in cui si vive con meno di 3 dollari al giorno a testa; nelle economie a reddito medio-basso è di 4,20 dollari, mentre per le economie a reddito medio è di 8,30 dollari al giorno.

Oltre alla misura quantitativa, la povertà può essere pensata come l'opposto di qualcos'altro. Amartya Sen, economista indiano, definisce la povertà come il contrario di libertà: chi sperimenta una condizione di povertà non ha la possibilità di vivere il tipo di vita a cui dà valore7. L'ex presidente italiano Sandro Pertini avrebbe forse aggiunto che questa forma di libertà è quella più importante, perché è la libertà dal bisogno6.

Il reddito insufficiente è la causa principale di povertà, perché limita le nostre capacità di condurre la vita che ritiene degna di essere vissuta. Rappresenta cioé una causa di incapacitazione.

Esistono anche altre cause di incapacitazione, che dipendono ad esempio dall'età del soggetto, dai ruoli sociali, dalla località, dai fattori sanitari eccetera. Queste cause si possono combinare. Probabilmente nell'esempio dell'Italia del primo dopoguerra, buona parte degli scontenti e degli scioperanti erano ex soldati traumatizzati dal conflitto, troppo anziani per lavorare e/o invalidi.

Inoltre, non è detto che tutti siano in grado di tradurre il reddito in uno strumento per vivere una vita degna di essere vissuta. Ciò avviene, ad esempio, quando ci sono più fattori di incapacitazione. Una donna, invalida, anziana e che vive in un'economia a basso reddito, dovrà disporre di un reddito maggiore per superare le incapacitazioni che la colpiscono rispetto a un uomo, sano e giovane che vive nello stesso posto.

Per i Paesi ad alto reddito, rileva anche la povertà relativa che può portare una privazione assoluta sul piano delle capacitazioni. Un povero in Italia, ad esempio, è comunque costretto a una vita di privazioni, anche se in teoria è più ricco di una persona che vive in un paese a basso reddito.

Infatti, in una società ricca è necessario un reddito maggiore per acquistare merci sufficienti a raggiungere lo stesso funzionamento sociale. Alcuni gruppi faticano a "prendere parte alla vita della comunità" perché non riescono a permettersi beni di uso comune.

Italia

Il principe degli economisti e la colpa di esser poveri

I modi di concepire la povertà sono vari e sono stati oggetto di riflessione da parte di molti, con particolari approfondimenti sulle cause della stessa. C'è una corrente ad esempio, che vede la povertà come una colpa.

Tornando all'esempio del primo dopoguerra in Italia, Maffeo Pantaleoni, ricordato da alcuni come "il principe degli economisti", elogiava la "modestia nel tenore di vita che distingueva l'italiano...che è venuta meno nella classe operaia e in quella dei contadini".

Negli anni in cui i socialisti e i cattolici diventavano le nuove forze politiche italiane, il professor Pantaleoni, sostenitore dal 1910 al 1924 del fascismo, scriveva8:

"Si resta disgustosamente colpiti dalle masse di operai e di operaie che si vedono ubriache in tutte le grandi città (...). L'aumento tanto notevole dei salari non è stato accompagnato da incivilimento, sicché l'operaio e la sua compagna vivono come porci nelle loro case per sciupare all'osteria in vino gran parte del loro reddito".

Nonostante siano passati più di cento anni, questa concezione della povertà non è mai tramontata; anzi rientra perfettamente nella classificazione di Feagin9, secondo cui la povertà può dipendere da:

  • una causa interna: la causa sono i poveri stessi, biasimati perché non hanno le capacità o non si sforzano abbastanza di uscire dalla loro condizione;

  • una causa sociale: la povertà dipende dalla struttura e dall'organizzazione della società e dalle sue dinamiche;

  • una causa fatalista: a causare la povertà sono la sfortuna e il destino.

Ovviamente le motivazioni della povertà cambiano anche a seconda dello Stato che andiamo ad analizzare. Non sorprende quindi che negli Stati Uniti, dove resiste il mito dell'uomo che costruisce da sé la propria fortuna, sia più diffusa la causa interna: sono i poveri che si comportano da pigri o che non hanno la capacità di uscire dalla loro condizione.

In Europa, invece, si tende ad attribuire la povertà all'ingiustizia sociale; anche qui però esistono delle differenze tra le varie aree: mentre nelle regioni dell'ex Germania Est è più diffusa la causa sociale, in Danimarca, questa non è la prevalente. In generale, nel vecchio continente, il 20% di chi ha partecipato allo studio14 ritiene che la povertà sia da addebitare a pigrizia e mancanza di forza di volontà e il 19% che sia frutto della sfortuna e del fato. In Italia, nel 2007, prevalevano spiegazioni sociali della povertà: secondo il 34% degli intervistati, la povertà era frutto di ingiustizie sociali, seguito dal 19% che la addebitava alla sfortuna e un altro 19% alla mancanza di volontà.

Capire quali sono le cause della povertà è importante perché da queste dipendono le politiche di welfare di uno Stato: infatti, se la maggior parte della popolazione collegasse sfortuna e povertà, lo Stato dovrebbe rafforzare le politiche di welfare. Al contrario, se la povertà fosse collegata alla colpa o alla pigrizia del singolo, lo Stato e il welfare non sarebbero chiamati in causa.

In ogni caso, dagli anni '90 a oggi, nei Paesi Occidentali, il nesso causale tra povertà e responsabilità individuale sembra essersi rafforzato: è più diffuso quindi il pensiero che se sei povero, è colpa tua. È interessante notare come il successo di questa credenza sia aumentato nonostante la maggior parte dei miliardari abbia di fatto ereditato e non creato la propria ricchezza10.

Mondo

Larghezza di banda e decisioni sbagliate

Esiste un’altra teoria, quella della "scarsità" che spiega la povertà come frutto di scelte sbagliate, che però non dipendono dalla motivazione o dalla pigrizia di chi sperimenta questa condizione11.

In questo caso "scarsità" si intende come l'esperienza di avere meno di quanto pensa: meno denaro, cibo, tempo, energia, salute, relazioni ecc. Collegata o meno al concetto di povertà, questa produce due effetti:

  • può intrappolarci e diventare l'unico filtro attraverso cui guardiamo il mondo e prendiamo le decisioni;

  • in altri casi, ci può rendere più attenti e concentrati ed efficienti; pensiamo alla presenza di scadenze che ci fa diventare più produttivi.

La larghezza di banda

La scarsità può influenzare anche la "larghezza di banda12" delle nostre azioni, restringendo e irrigidendo la nostra capacità di recepire informazioni e di prendere decisioni.

Infatti, questa può alimentare la situazione di povertà innescando una semplice trappola: se compromette la nostra capacità di agire razionalmente e con lucidità saremo portati a fare confusione. Potremmo non accorgerci dei segnali di problemi futuri, non essere in grado di riflettere a fondo e prendere decisioni sbagliate.

In alcuni casi, si innesca la cosiddetta "triplice minaccia": quando si ha bisogno di soldi, in una situazione di urgenza e non si hanno molte opzioni a disposizione, si prendono decisioni avventate. Così, ad esempio, si contraggono debiti ad alto tasso di interesse per pagare altri debiti; magari chiedendo in prestito cifre più alte di quelle di cui si ha effettivamente bisogno13.

Da questi esempi emerge come l'aspetto economico della povertà sia quello centrale: eradicando le condizioni di bisogno materiale, si riducono le possibilità di fare scelte sbagliate.

Di conseguenza, gli incentivi monetari e le campagne comunicative si riveleranno poco utili: i destinatari di queste hanno "poca banda" per recepirle, impossibilitati a decidere con serenità e, a volte, sequestrati dai loro impulsi e bisogni.

Altre strategie per contrastare la povertà e la scarsità da questa innescata possono invece essere migliorare le condizioni di lavoro (salari più alti e non solo), effettuare trasferimenti in denaro contante e prevedere assistenza materiale.

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1 Sabbatucci, Giovanni e Vidotto, Vittorio. Storia contemporanea - Dalla Grande Guerra a Oggi. Giuseppe Laterza e Figli S.p.A. 2019. Bari. Capitolo II - L’eredità della Grande Guerra.

2 Ibidem. Capitolo III - Dopoguerra e fascismo in Italia.

3 Wikipedia. Biennio Rosso. Indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Biennio_rosso_in_Italia. Consultato 02/11/2025

4 Dizionario De Mauro - Povertà: https://dizionario.internazionale.it/parola/poverta. Consultato 27/10/2025.

5 Banca Mondiale. Measuring Poverty. https://www.worldbank.org/en/topic/measuringpoverty Consultato il 02/11/2025

6 Pertini, Sandro. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a Urbino incontra gli studenti universitari. Indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=NHeSbKSR8RI. Dal minuto 09:00. Tele 2000 Channel. Canale Youtube. Consultato 02/11/2025.

7 Sen, Amartya. Lo sviluppo è libertà. Oscar Mondadori, 1999. Milano. Cap. IV - La povertà come incapacitazione.

8 Mattei, Clara E. L'economia è politica. RCS Media Group S.p.A. Milano, 2023. P. 124

9 Feagin, Joe. Poverty: We Still Believe That God Helps Those Who Help Themselves. Psychology today, 6, 101-129. 1972. Citato in Volpato, Chiara. Le radici psicologiche della disuguaglianza. 2019. Giuseppe Laterza e Figli S.p.A. Bari. P. 112.

10 UBS - Billionaire Ambitions Report 2023. Disponibile all'indirizzo: https://advisors.ubs.com/mediahandler/media/631713/Billionaires%202023%20Report%20single%20page.pdf. Consultato il 02/11/2025

11 Angner, Erik. Come l'economia può salvare il mondo. Ulrico Hoepli Editore S.p.A. Milano. 2023.

12 Mullainathan S., Shafir E., Scarcity: The New Science of Having Less and How It Defines Our Lives, New York: Henry Holt and Co., 2013. Citato da Angner Erik, Come l'economia può salvare il mondo. Ulrico Hoepli Editore S.p.A. 2023. p.24

13 Cook L.A., Sadeghein R., Effects of perceived Scarcity on Financial Decision Making. Journal of Public Policy & Marketing. Volume 37, n.1, 2018. pp 68-87. Citato da Angner Erik, Come l'economia può salvare il mondo. Ulrico Hoepli Editore S.p.A. 2023. p.27

14 Volpato, Chiara. Le radici psicologiche della disuguaglianza. 2019. Giuseppe Laterza e Figli S.p.A. Bari. P. 112.

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