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questa è "Minuti di Politica", la newsletter che ogni settimana prova a spiegare un concetto politico e a mostrarne le conseguenze nella realtà di oggi — con un linguaggio semplice, ma senza rinunciare alla profondità.

Minuti di Politica” segue sempre la stessa struttura: una citazione per introdurre l'argomento, la parola - un concetto per cominciare, poi l’Italia e infine il mondo.

In questo numero parleremo di libertà: partiremo da un saggio di un funzionario della Compagnia delle Indie che ha condizionato tutta la storia del pensiero liberale; proseguiremo con le idee del secondo Presidente della Repubblica italiana, Luigi Einaudi, che riteneva fondamentale garantire la libertà economica; concludiamo con la libertà di pensiero secondo un intellettuale nato nell'impero russo e diventato poi professore all'Università di Oxford.

Buona lettura e grazie a chi ha già deciso di iscriversi alla newsletter!

(come sempre, pochi minuti ben spesi in politica.)

La citazione

La libertà è una cosa ottima; ma non può cominciare se non dopo che la società ha pagato il suo debito alla Natura, guadagnandosi da vivere. Fin che questo non è assicurato, non può esservi altra libertà che quella di vivere a spese degli altri; libertà, questa, molto apprezzata ai nostri giorni, tanto è vero che averla o non averla è ciò che distingue il signore dal volgo. Ma non è affatto salutare dal punto di vista del bene comune.

George Bernard Shaw - Il wagneriano perfetto

La parola

Libertà

Di quale libertà parliamo oggi, quando diciamo di essere liberi?

1a. l’essere libero, la condizione di chi è libero: vivere in libertà, avere la libertà di dire, di fare, godere della libertà di muoversi, dare, concedere la libertà a qcn. 1b. stato di chi non è prigioniero: rimettere i detenuti in libertà 2.facoltà dell’uomo di agire e di pensare in piena autonomia: libertà religiosa, di pensiero, di parola, di voto, di culto, di opinione, di espressione1.

Verso la fine del 1858, un funzionario della Compagnia britannica delle Indie Orientali, John Stuart Mill, si dimise dopo trentacinque anni di lavoro per dedicarsi alla pubblicazione di un saggio che avrebbe fatto la storia del pensiero liberale.

Probabilmente, nelle sere d’inverno del 1858, Mill sedeva accanto alla finestra chiusa della casa di Avignone, in Francia. Davanti a sé, aveva i fogli del suo saggio On Liberty, "Sulla Libertà", accanto la sedia vuota della moglie Harriet Taylor, che sarebbe morta di lì a poco. Con lei aveva scritto, riletto, rivisto e modificato quel saggio e proprio perchè era un lavoro condiviso, lo avrebbe inviato all'editore per la pubblicazione così com'era, senza modifiche.

Nel saggio, Mill non si occupa della libertà intesa come il potere dell'individuo di scegliere e agire in modo autonomo, senza essere condizionato da forze esterne, come il destino o le leggi naturali.

Secondo lui, invece, la libertà, consiste nello stabilire la natura e i limiti del potere che il governo e la società esercitano sull'individuo. In questo caso Mill parla di libertà civile o sociale, dallo Stato e dalla società e, in generale dall'autorità.

Infatti, chi lotta per la libertà, lo fa contro l'autorità. I primi conflitti nella storia sono stati tra sudditi e governi: per esempio, intorno al 513 a.C., Armodio e Aristogitone ammazzarono Ipparco, tiranno di Atene. All'epoca di Mill, invece, la lotta era tra classi di sudditi e governi, come aveva anticipato Marx nel Manifesto del Partito Comunista.

Gli strumenti degli uomini per proteggere la libertà sono due:

  • le immunità, cioè diritti politici o libertà. In caso di violazione di questi, i cittadini avrebbero potuto opporre resistenza e ribellarsi ai governanti;

  • i parlamenti, che possono avere il diritto di veto sugli atti dei governanti.

Questi strumenti, tuttavia, possono non essere sufficienti a garantire la libertà. Secondo Mill, ad esempio, durante la rivoluzione francese, una minoranza aveva rovesciato il dispotismo monarchico e aristocratico, era diventata maggioranza e aveva imposto una dittatura.

In casi come questi come si può proteggere la libertà contro la volontà del popolo che è diventata dittatura del popolo e della maggioranza?

La soluzione per Mill è quella di limitare il potere del governo e della società nei confronti dell'individuo, attraverso due mezzi: quelli legali e quelli sociali, quindi con le leggi e influenzando i comportamenti e l'opinione pubblica.

Infatti, la libertà va protetta non solo dalle decisioni dei governanti, ma anche dal conformismo della società che non sopporta e non tollera personalità e caratteri stravaganti e fuori dal comune. La protezione va conferita sia attraverso le leggi, che attraverso la cultura.

Italia

La libertà economica secondo un Presidente della Repubblica

L'11 maggio 1948, il Parlamento italiano elesse come Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, professore universitario che si ispirava alle idee liberali di Mill. Circa un mese prima dalla sua elezione, Einaudi scrisse un articolo sulla libertà, pubblicato dal Corriere della Sera2.

Nell'articolo, Einaudi ribadisce l'importanza della libertà degli uomini di poter esporre il proprio pensiero contro il governo, difendendo la propria opinione davanti alle obiezioni di chi la pensa diversamente; l'importanza della libertà delle minoranze di fare propaganda, di diventare maggioranza e di "dir corna" del prossimo e del governo. E aggiunge inoltre una riflessione importante, ribadendo che queste libertà potrebbero essere totalmente inutili se non accompagnate da quella economica.

Senza mezzi per soddisfare i bisogni elementari, infatti, tutelare la libertà di espressione e di critica è inutile, perché chi vive in ristrettezze non può essere davvero libero nella sua vita civile e politica. Non si può sentire uguale agli altri uomini ed è costretto a obbedire e a uniformarsi al pensiero e alle loro credenze. Insomma, la libertà economica è il presupposto necessario per la libertà politica.

Einaudi si concentra sulla libertà economica perchè in quegli anni le due superpotenze mondiali, Stati Uniti e Unione Sovietica, si sfidavano non solo per il dominio del mondo ma anche sul terreno economico. Entrambi gli Stati proponevano modelli diversi per garantire la libertà e la prosperità economica.

La libertà economica è strettamente collegata alla struttura stessa dell'economia. Secondo Einaudi questa libertà, però, non poteva essere garantita all'interno di due strutture specifiche: il monopolismo e il collettivismo3.

Le caratteristiche del monopolismo vengono enunciate dal Manifesto del partito Comunista. Il processo di formazione del monopolismo, o oligopolismo, è il seguente: i piccoli industriali o i piccoli agricoltori vengono schiacciati e acquisiti dai medi, i medi, a loro volta, dai grandi e questi dalle industrie e dalle imprese agricole colossali.

Nell'ipotesi in cui si affermano poche colossali imprese, dette monopoliste, nessuno può vivere se non come salariato del monopolista. In più, ogni manifestazione di pensiero, religione, stampa e parola sarebbe assoggettata alle volontà di uno o di pochi padroni. In questi casi, l'unica libertà che potrebbe esistere sarebbe quella di coscienza individuale.

Per Einaudi, questo processo potrebbe realizzarsi in teoria ma, nella pratica, non è mai successo. La tendenza della concorrenza a distruggere sé stessa e a convertirsi in monopolio "non trova conferma nella storia di nessun paese durante il secolo scorso dopo il 18484".

Nel caso del collettivismo, se tutti i beni strumentali alla produzione, terre, stabilimenti, scorte, ferrovie, strade, porti eccetera, appartengono alla comunità, si avrebbe un sistema molto simile a quello monopolista: un unico padrone, la collettività, controllerebbe tutto.

Il rapporto tipico di un'organizzazione collettivista è quello di dipendenza e non di libertà. La struttura dei rapporti è gerarchica: l'operaio dipende dal capo squadra, il capo squadra dipende dal capo reparto, il capo reparto dipende dall'ingegnere ecc.

Nel collettivismo, la sanzione più grave per i lavoratori, il licenziamento, sarebbe una condanna totale: il singolo, infatti, non potendo lavorare per altri imprenditori, assenti in questo sistema, si dovrebbe ridurre a svolgere i lavori forzati.

Il sistema collettivista partorisce e diffonde idee concepite dall'alto e favorisce il conformismo. Infatti, pur di non venire espulsi dall'unico meccanismo produttivo, quello dello Stato, gli uomini e le donne sarebbero disposti a mutare le proprie opinioni, assecondando quelle del proprio capo.

Nella comparazione tra monopolismo e collettivismo emerge la sensibilità politica di Einaudi. Il suo orientamento liberale, di matrice ottocentesca, riconosceva poca o nessuna fondatezza all'analisi di Marx e dei comunisti mentre criticava la sua visione della società e dell'economia. Ciò deriva anche da fatto che negli anni della Guerra Fredda, in cui viveva Einaudi, il collettivismo era una minaccia reale, incarnata dall'Unione Sovietica di Stalin.

Chissà se Einaudi cambierebbe idea vedendo gli oligopoli delle "Big Tech" americane (Google, Amazon, Meta, Apple e Microsoft) che, contrariamente alle sue previsioni, oggi esistono e dominano il settore tecnologico negli Stati Uniti, in Europa e anche in Italia.

Mondo

Un immigrato diventato professore a Oxford sulla libertà di pensiero

Isaiah Berlin nacque in Lettonia, agli inizi del Novecento, quando il paese era sotto il dominio russo e poi sovietico. Proprio per sfuggire ai bolscevichi, la famiglia Berlin si trasferì a Londra, dove Isaiah si dedicò agli studi, lavorò per i servizi diplomatici britannici durante la Seconda guerra mondiale e diventò professore di Teoria Politica e Sociale a Oxford.

Berlin visse sulla sua pelle sia la ferocia della rivoluzione russa che gli orrori della Seconda guerra mondiale. Anche il suo era un pensiero liberale, che espresse nel saggio "Idee politiche del ventesimo secolo" pubblicato negli anni in cui Einaudi divenne Presidente della Repubblica.

Secondo Berlin, il ventesimo secolo ha soppresso il conflitto tra due idee: l'aspirazione liberale ai diritti politici e individuali e le ingiustizie economiche disastrose prodotte da questi diritti5.

Sorvolare sulle enormi disuguaglianze generate dal conflitto è un modo semplice per evitare grandi perturbazioni: come si fa a predicare la libertà economica se si è consapevoli delle enormi disuguaglianze che genera?

Piuttosto che affrontare questo problema, le idee del ventesimo secolo avevano adottato un approccio alternativo: organizzare le masse attorno a una fonte di autorità, a un principio ordinatore che giustificava tutte le decisioni politiche ed economiche. Per lo stalinismo era la storia, mentre per il nazismo era la razza. Entrambe annichilivano la libertà di pensiero e quella di espressione, perchè chiedevano un adesione dogmatica, religiosa.

Quando Berlin ed Einaudi riflettevano sulla libertà di pensiero e di espressione e sulla libertà di commercio, il mondo si divideva all'incirca in due blocchi: quello liberale e quello comunista. Entrambi si fronteggiavano e si sfidavano su vari temi: uguaglianza, cooperazione, classi sociali, tradizione, individualismo.

Sarebbe interessante immaginare cosa penserebbero oggi, dopo la vittoria del mondo liberale su quello comunista, che ha appiattito il dibattito su un solo principio di autorità, che è quello del mercato.

Chi sono

Mi chiamo Stefano Salvatore, sono di Bari e vivo e lavoro a Milano, non per scelta, ma per amore. Faccio un lavoro di quelli che non si riescono a spiegare ai nonni che riguarda l'associazionismo, la politica e l'innovazione. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica tra i banchi di scuola, leggendo i giornali che distribuivano gratis in classe e in una sezione di partito a Bari Vecchia.

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Note

1 Dizionario De Mauro. Voce: libertà: https://dizionario.internazionale.it/parola/liberta. Consultato 08/11/2025.

2 Einaudi, Luigi. Chi vuole la libertà. Corriere della Sera - 13 aprile 1948. Indirizzo: https://www.luigieinaudi.it/doc/chi-vuole-la-liberta/. Consultato il 09/11/2025.

3 Ibidem.

4 Ibidem

5 Berlin, Isaiah. Libertà. A cura di Henry Hardy. Giangiacomo Feltrinelli Editore. 2025. Milano. Pp.141 e seguenti.

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